Vincere pesa: Inter, Milan e Napoli lanciano segnali, il resto rincorre

31.12.2025

Nella 17ª giornata di Serie A, c'è stato chi ha vinto confermandosi, chi ha vinto ritrovandosi e chi, invece, ha perso molto più di tre punti. Tra segnali pesanti in testa, conferme che iniziano a fare rumore e sentenze che sembrano già scritte, la classifica comincia a raccontare storie più chiare. E forse più definitive.

Inter: vittoria che pesa, ma il margine di crescita è chiaro

La vittoria dell'Inter contro l'Atalanta è probabilmente la più importante dell'intero turno. È una vittoria meritata, costruita su una prestazione piena e potente soprattutto nel primo tempo, in cui la squadra di Chivu ha imposto ritmo, qualità e presenza fisica. Ancora una volta, però, riaffiorano alcune fragilità strutturali che accompagnano l'Inter da inizio stagione: la difficoltà nel chiudere partite dominate e il rischio di rimettere in piedi gare che dovrebbero essere già archiviate.

Il dato positivo è la porta inviolata, aspetto tutt'altro che banale per una squadra che troppo spesso aveva concesso gol nei momenti di gestione. Il rischio, però, è stato reale: la palla del pareggio capitata a Samardzic nel finale avrebbe avuto il sapore della beffa. In queste partite l'Inter continua a concretizzare meno rispetto a quanto produce, soprattutto nei big match.

Lautaro Martínez si conferma ancora una volta uomo decisivo, top player capace di incidere quando conta davvero. Più opaca invece la prova di Marcus Thuram, meno brillante del solito. Tra le note più incoraggianti spicca ancora Pio Esposito: oltre alla qualità tecnica, colpisce la maturità mentale, la lucidità delle scelte e la capacità di fissare subito ciò che conquista. È un profilo che va gestito con cautela, ma che mostra segnali davvero importanti. Da sottolineare anche la prova di Akanji, difensore totale per affidabilità e leadership.

Il passo avanti che l'Inter dovrà fare nel 2026 è chiaro: non mettere a repentaglio partite dominate. La qualità c'è, ora serve cinismo.

Per l'Atalanta, la sconfitta contro l'Inter ha il sapore amaro della sentenza. I primi quattro posti appaiono ormai irraggiungibili per le dinamiche stagionali della Dea. Una stagione partita con troppe complicazioni, alcune scelte e gestioni iniziali rivelatesi sbagliate, e una rincorsa che, per quanto Palladino abbia provato a rimettere in carreggiata, non può ribaltare completamente l'annata.

La sterzata dell'allenatore è evidente, ma non sufficiente per riaprire una corsa Champions che sembra chiusa. L'Atalanta dovrà concentrarsi su obiettivi realistici: il ritorno in Europa e un percorso significativo nelle coppe. Non si parla di vittorie clamorose, ma di crescita e ricrescita, anche attraverso la Coppa Italia. La stagione può ancora dire qualcosa, ma non nei piani alti della classifica.

Il Bologna ha finito la benzina?

Il Bologna non vince in campionato dal successo di Udine di fine novembre: due punti nelle ultime quattro partite. Un dato che va però letto nel contesto di una stagione densissima, fatta di impegni europei, Coppa Italia, Supercoppa e di una rosa colpita da diverse indisponibilità.

Il problema principale è il sovraffollamento del calendario unito a risorse limitate. Il calcio di Italiano richiede intensità massima e rotazioni continue, ma in questa fase le scelte sono quasi sempre obbligate. Il calo energetico è inevitabile. Contro il Sassuolo – squadra solida e particolarmente fastidiosa in trasferta – il Bologna ha sofferto e pagato anche l'errore di Ravaglia, che resta però una sbavatura isolata all'interno di una prestazione complessivamente positiva del portiere.

Il giudizio sulla stagione resta ampiamente positivo. Per competere davvero per i primi quattro posti servirebbe qualcosa in più, ma il Bologna ha tutte le carte in regola per essere protagonista nella corsa alle altre competizioni europee. Il prossimo trittico di partite sarà fondamentale per ritrovarsi e consolidare una classifica già importante.

Milan: sbloccare le partite, sbloccare sé stessi

Il Milan esce molto rafforzato dal successo contro l'Hellas Verona. Partita inizialmente complicata, con il Verona aggressivo e uomo su uomo, ma una volta sbloccata dal solito Pulisic – il giocatore più decisivo della rosa – la gara si è messa sui binari giusti. Nel secondo tempo il Milan ha giocato sul velluto.

La vittoria ha sbloccato diversi tabù: le gare contro le cosiddette "piccole", la capacità di non subire gol in questo tipo di partite e, soprattutto, Nkunku. Proprio nel momento in cui il club annuncia l'arrivo di un centravanti come Fullkrug, Nkunku trova una doppietta che parla di gruppo sano e obiettivo comune. Un rigore lasciato dai compagni e un gol da opportunista vero.

Nkunku non è, e probabilmente non sarà mai, un numero 9 ideale per questo Milan, ma un Nkunku attivo e coinvolto è una risorsa di grande valore, soprattutto come arma dalla panchina. In una seconda parte di stagione con una sola competizione e un solo grande obiettivo – restare in alto – avere giocatori mentalmente dentro fa la differenza. Il Milan vuole entrare nelle prime quattro, ma se c'è spazio per sognare qualcosa di più, non si tirerà indietro.

Se il Napoli è pieno, ce n'è per pochi

Grande vittoria del Napoli a Cremona, contro una squadra vera che ha lottato fino alla fine. Proprio per questo il successo pesa ancora di più. Il Napoli ritrova una prestazione di livello in trasferta, che era stato il grande tallone d'Achille della prima parte di stagione.

Hojlund si conferma un colpo di mercato straordinario. È cresciuto tantissimo nel gioco spalle alla porta, nella collaborazione con i compagni, nell'essere punto di riferimento offensivo. Conte, come pochi al mondo, sa far evolvere i centravanti sotto questo aspetto. I gol arrivano con continuità e diventano sempre più decisivi. Ottima anche la prova di McTominay, efficace sia come centrocampista puro che negli inserimenti.

Il Napoli ha trovato nuova convinzione dopo la Supercoppa: fiducia, autostima, concentrazione. Ed è qui che si gioca la vera sfida di Conte, più mentale che fisica. Perché, quando il Napoli è pieno, affilato e convinto, è una squadra davvero difficile da affrontare per chiunque.

La miglior Roma nel giorno di DDR

Nel Monday Night che chiude il 2025 calcistico, la Roma batte il Genoa 3-1 in una partita senza storia. Per almeno mezz'ora i giallorossi di Gasperini prendono a pallate un Genoa molle, emozionato e fragile, anche per il ritorno all'Olimpico del suo allenatore.

I gol raccontano bene la gara: Soule sfrutta un buco difensivo, Manu Koné approfitta di nuove colpe collettive e Ferguson chiude i conti con largo anticipo, complice anche una prova insufficiente di Sommariva. C'è spazio anche per un episodio arbitrale pesante, con un fallo evidente di Svilar non sanzionato, che alimenta il crescente malcontento degli allenatori verso la classe arbitrale.

Il Genoa prova a riaprirla solo nel finale con Ekhator, ma la sconfitta è meritata. La classifica ora è preoccupante, con i rossoblù quartultimi e chiamati a reagire subito. Per la Roma, invece, una vittoria che dà serenità, anche se il livello dell'avversario impone cautela nei giudizi.

-Nicolò Mencarini


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Credo che nemmeno a voi piaccia leggere sempre le stesse cose, quindi non tornerò su un argomento arcinoto: l'inadeguatezza dell'arbitro Fabbri. Eppure, è impossibile non partire da Atalanta-Roma, una partita che resterà negli archivi non per il calcio espresso ma per un campionario arbitrale che ha sfiorato il surreale. Il gol decisivo di Scalvini...

Nella 17ª giornata di Serie A, c'è stato chi ha vinto confermandosi, chi ha vinto ritrovandosi e chi, invece, ha perso molto più di tre punti. Tra segnali pesanti in testa, conferme che iniziano a fare rumore e sentenze che sembrano già scritte, la classifica comincia a raccontare storie più chiare. E forse più definitive.