La 30ª giornata di Serie A lascia addosso una sensazione strana, quasi sospesa: come se tutto si muovesse, ma niente davvero si decidesse. È il campionato dei dettagli che pesano come macigni, degli episodi che tornano sempre uguali, delle squadre che si specchiano nei propri limiti proprio nel momento in cui potrebbero fare il salto definitivo.
Via il VAR, salviamo il calcio
"Non si può più sbagliare, dai! Vanno al monitor, la vedono, non possono avere dubbi! Finalmente ci sarà giustizia, vincerà chi sarà più forte!"
Sole, mare, rumore delle onde e chiacchiere da bar. L'estate
del 2017 fu come tante altre, ma l'ufficializzazione dell'introduzione del VAR
ha alimentato e cambiato gli argomenti di spicco delle riviere italiane. Non più
quindi il pallone, ma l'arbitraggio del pallone.

Questa rivoluzione venne accolta di buon grado da gran parte dell'opinione pubblica del settore, agli occhi dei meno attenti l'inserimento della cosiddetta moviola in campo non poteva che fare bene ad uno sport con troppe ombre. Riconosco che io stesso sono stato figlio di questa corrente di pensiero, sminuendo il fattore "imprevisti", come tanti altri. L'unico a opporsi, fin quando ha potuto, è stato Le Roi Michel (Platini), da Presidente della UEFA. Una volta terminata la carica, l'inserimento del VAR ha avuto la strada spianata.
Succede però che, a più di sei anni di distanza, l'utilizzo di questa tecnologia risulti ancora macchinoso, contraddittorio, errato, e per qualcuno addirittura fazioso.
Per quanto mi riguarda, mi sono ricreduto da tempo. Ciò è dovuto al fatto che, alla fine, non si è ottenuto quanto si sperava. Anzi, è stato fatto solamente di peggio.
Vi chiedo: da quando c'è il VAR, sono diminuite le polemiche? Sono diminuite?
La risposta è no, sono addirittura aumentate. Vi ricordate il mancato rosso a Pjanic (anche se in quel caso la tecnologia non poteva intervenire, in quanto doppio giallo), il caso Giacomelli, la mano di Taylor, e via discorrendo?
Vabbeh, era la prima stagione, ci voleva un po' di rodaggio.
Adesso però di stagioni ne sono passate 6 e mezzo, e la gomitata di Bastoni è solo l'ultimo di una lunga serie di errori scandalosi, inaccettabili.
È un cambiamento che ha portato alla decrescita delle emozioni, all'urlo del goal strozzato per paura di un presunto fallo di 40 secondi prima, alla terminologia dello "step on foot", che noi plebei chiamiamo pestone. Ma vi ricordate il rigore di Juventus-Inter dell'Aprile 2022? Dumfries, sulla linea dell'area di rigore, subisce appunto un pestone leggero, che non compromette neanche l'azione.
Si rotola, fa la scenata, VAR. "Il contatto c'è, il piede di Morata è sopra quello dell'olandese". Ma scherziamo? Si assegnano i rigori perché mezza punta è leggermente calpestata dallo scarpino dell'avversario?

Oramai si gioca per avere il fermo immagine favorevole. La cosa bella è che, praticamente, se si va a guardare a rallentatore ogni contatto, si trova sempre un fallo. Lo si osserva a velocità 0.5, zoomato, con l'assistente in cuffia che ti suggerisce. Ma che calcio è? Vogliamo questo?
Quindi, ciò che dico è: abbiamo ugualmente le polemiche? Assolutamente sì. E allora ridatemi l'immediatezza dell'emozione pura, non frenata. Non voglio il calcio dello step-on foot e dei fermo immagine.
So di sembrare un nostalgico, un conservatore, ma non sempre il progresso (o ciò che viene dipinto come tale) è garanzia di miglioramento.
Il VAR andrebbe tenuto soltanto per il fuorigioco. Ma,
anche qui, è necessario aprire una parentesi.
La tecnologia non sbaglia, garantisce equità. In questo almeno il fuorigioco semi-automatico è oggettivo.
Ma si possono annullare i goal per un quarto di spalla?
Sapete perché nasce la regola dell'off-side?
Perché, se inizia l'azione davanti al difensore, l'attaccante usufruisce di un vantaggio difficile da colmare.
Bene, credete che partire con mezzo millimetro in avanti conferisca qualche tipo di vantaggio? In questo caso sì che era giusto utilizzare il VAR, con le linee, che garantivano giustizia e rispetto della natura della regola.

Per il resto, via il VAR.
Si sta ricercando freneticamente la perfezione del gioco, ottenendo come risultato l'alienazione dello stesso.
Gioco che da quasi 200 anni è il più seguito al mondo.
Quindi tanto male, senza VAR e compagnia cantante, non era.
Il cambiamento non è un obbligo! Si cambia se si migliorano le cose!
-Matteo Fanelli
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