Credo che nemmeno a voi piaccia leggere sempre le stesse cose, quindi non tornerò su un argomento arcinoto: l'inadeguatezza dell'arbitro Fabbri. Eppure, è impossibile non partire da Atalanta-Roma, una partita che resterà negli archivi non per il calcio espresso ma per un campionario arbitrale che ha sfiorato il surreale. Il gol decisivo di Scalvini...
Un weekend di verità: tra Roma che cresce, Napoli che si smarrisce e Atalanta che crolla
La Serie A entra nel vivo, e ogni giornata sembra svelare un pezzo in più del puzzle. Non c'è una sola storia, ma tante: la Roma che diventa squadra, l'Inter che resta la più completa, il Bologna che non smette di sorprendere, e il Napoli che invece fatica a riconoscersi. Poi le fragilità del Milan, la crisi dell'Atalanta e le prime fatiche di chi lotta per non affondare.
Roma, ordine e carattere
Contro un'Udinese svuotata e confusa, la Roma gioca da padrona di casa. Nonostante le scorie di Glasgow e i soliti limiti offensivi, la squadra di Gasperini mostra un'identità ormai riconoscibile. Corale, intensa, capace di trovare soluzioni anche nei piedi insospettabili di difensori ed esterni reinventati alla Celik.
Proprio il turco, al suo primo gol in Serie A, chiude un triangolo simbolo di un'idea che attecchisce anche tra giocatori meno dotati tecnicamente. Un antidoto alla "mercatite", quel comprare compulsivo, per illusoria necessità più che per progetto.
Alla follia di Kamara, che regala un rigore trasformato da Pellegrini, rispondono la solidità di Cristante, l'onnipresenza di Koné e i riflessi di Svilar, autore del sesto clean sheet in undici giornate. Gasperini non si nasconde e invita a sognare, che tanto è gratuito. E in effetti, con un ritmo scudetto così lento, Roma può permetterselo.

Inter, la favorita naturale
Poi, però, bisogna dirlo: la grande favorita resta l'Inter. Il suo 2-0 alla Lazio ha lo stesso peso specifico, ma contro un avversario più forte, reduce da sei risultati utili e quattro partite senza subire gol. Lautaro la apre con un gol da copertina, poi l'Inter controlla, chiude ogni spazio e la richiude con il solito Dimarco per Bonny.
Il francese, ormai "titolare aggiunto", è il manifesto del gruppo: quattro gol, quattro assist, un rendimento da attaccante di sistema. La Lazio non sfigura, colpisce una traversa con Gila e prova a restare in partita, ma l'Inter mantiene, addormenta e colpisce. La maturità dei nerazzurri è ciò che oggi manca ai campioni in carica.
Bologna, la marcia silenziosa. Napoli, la dialettica che stufa
Lo spettacolo più vivo arriva da Bologna. La squadra di Italiano continua a viaggiare sottotraccia, ma da otto giornate non perde e al Dall'Ara, a parte l'inutile ultima giornata dello scorso anno contro il Genoa, resiste da dicembre. Anche senza Skorupski, costretto a schierare il diciassettenne Pessina, e con Castro a riposo, il Bologna continua a essere la società più coerente d'Italia: organizzata, coraggiosa, fedele al proprio metodo.
Dallinga e Lucumì firmano il 2-0 sul Napoli, ma il risultato è più ampio di quanto dica il punteggio: il Bologna gioca meglio, è più squadra.
E il Napoli? Conte parla da uomo solo.
«Mi dispiace dover tirare fuori scheletri del passato», dice, «ma non vedo più la voglia di combattere tutti insieme». Un monito che sa di dimissioni, ovviamente scenografiche perché Conte non si dimetterà mai, il discorso è chiaro: il Napoli non è più la squadra compatta dello scorso anno, ma un insieme di individui che remano senza direzione.
Conte non si fida dei nuovi, ma neppure più dei "vecchi". E quando un allenatore dice «non riesco a entrare nella testa dei calciatori», sono parole che sanno di rassegnazione. E allora, in questa pausa nazionali, sarà interessante vedere ed ascoltare l'altra testa a capo di questo Napoli, Aurelio De Laurentiis.

Torino, Juve e il calcio "rugginoso"
Il derby di Torino merita un'appendice. Ritmo alto, intensità, ma anche quella cronica mancanza di tecnica in velocità che ormai affligge il 99% delle partite di Serie A.
La Juve di Spalletti — sì, proprio così, perché la metamorfosi tattica è evidente — prova principi più fluidi, una sorta di 3-2-2-3 che però si inceppa davanti a un Toro di ferro. Yildiz si defila, Conceição e Zhegrova sbagliano scelte, e Locatelli, Thuram, McKennie non bastano per alzare il livello tecnico.
Finisce 0-0, "una gara rugginosa", come ha detto lo stesso Spalletti. Paleari, trentaduenne ex riserva, diventa simbolo della resistenza granata.
Milan, il blackout del controllo
A Parma, invece, il Milan si è perso. Dominava 2-0, sembrava in controllo totale, poi si è sciolto. Una dormita di Estupiñan ha aperto una voragine di mezz'ora in cui i rossoneri sono sembrati fragili e spaesati, trafitti da ogni cross e persino da una rimessa laterale.
Bernabé accorcia, Del Prato pareggia, e Allegri resta immobile, tardivo nei cambi. Pulisic e Saelemaekers si divorano il 3-2. Il Milan è forte, ma privo di ragionatori: Modric e Rabiot non bastano, e la fragilità mentale si vede appena serve gestire, rallentare e tenere il pallone.Non basta gridare "Halma!", perché come spesso accade, nel calcio come nella vita, urlare non serve a niente.
Atalanta, anatomia di una caduta
Poi c'è il disastro dell'Atalanta. Il 3-0 casalingo subito dal Sassuolo è più di una sconfitta: è un crollo d'identità. Juric, al terzo esonero in dodici mesi, appare l'uomo sbagliato nel momento sbagliato.
Errori grossolani, tensioni interne, diverbi in diretta con Carnesecchi e Lookman: il quadro è preoccupante. Quella che doveva essere una stagione di transizione rischia di diventare un anno zero vero e proprio.
Juric paga, Palladino aspetta, ma la Dea dovrà ricostruire dalle fondamenta.

Genoa-Fiorentina, la paura del baratro
Infine, 2-2 tra Genoa e Fiorentina, racconta la paura di chi non può permettersi di sbagliare. Il debutto di De Rossi e Vanoli è una boccata d'aria, ma solo nel risultato. Entrambi evitano la sconfitta, entrambi capiscono di avere molto lavoro davanti.
De Rossi, onesto come sempre, ammette di aver voluto una partita sporca, di sacrificio. Vanoli, cerca di ricucire un gruppo che si è perso per strada. Gudmundsson segna su rigore, Sohm conferma la crescita, ma resta la sensazione di due squadre che galleggiano.
Questione di dettagli
Un weekend che più che dare risposte, le pretende.
Perché a novembre il campionato non si decide, ma si capisce chi sa dove andare. E oggi, tra certezze ritrovate e crisi che scoppiano, Roma, Inter e Bologna sembrano le uniche davvero in cammino. Tutte le altre, Napoli in testa, stanno ancora cercando la strada.
-Nicolò Mencarini
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