Inter, martello e incudine: il minimo indispensabile che vale oro
L'Inter continua a correre, anche quando non può volare. A Udine arriva il secondo 1-0 consecutivo, figlio di una gestione matura, quasi cinica, da squadra che ha imparato a convivere con il calendario e con la fatica del calcio ogni tre giorni. Per mezz'ora è dominio puro: ritmo, aggressione, qualità. Lautaro Martínez colpisce ancora — undicesimo gol stagionale — confermandosi devastante quando il livello di intensità difensiva avversaria si abbassa anche solo di mezzo metro.
Accanto a lui, il nuovo che avanza: Pio Esposito. Gol pesantissimo contro il Lecce, influenza totale anche a Udine, dove propizia l'azione del vantaggio e gioca meglio del suo capitano, salvo poi essere sacrificato da Chivu sull'altare del risultatismo. Scelte da "corto muso", chiamatele come volete, ma efficaci. Nel finale l'Inter si sporca le mani, abbassa il baricentro, infila quattro centrali per respingere la rozza contraerea di Runjaic e porta a casa tre punti senza mai davvero rischiare.
Resta qualche difetto strutturale — l'assenza di veri mediani di contenimento, la fascia destra — ma il calendario ora sorride. Pisa e Cremonese attendono i nerazzurri, mentre Milan e Napoli affrontano trasferte e incroci ben più impegnativi. Se l'Inter farà semplicemente il suo dovere, come ha fatto fin qui, il concetto di "fuga scudetto" smetterà di essere una suggestione.