Milan e Inter: le milanesi restano in piedi
Il Milan si è ripreso la vetta, vincendo una partita sporca, complicata e, per questo, pesantissima. La rimonta contro la Fiorentina vale più dei tre punti: vale come manifesto mentale.
Con metà squadra ai box, la vittoria racconta di un gruppo che ha ritrovato entusiasmo, anima e - soprattutto - Rafael Leão, tornato trascinatore con una doppietta che ha illuminato la serata di San Siro.
Ma anche qui, la cronaca non basta a nascondere i problemi: la partita è stata decisa da un rigore dubbio, frutto di un VAR che sta diventando uno dei nodi critici di questa stagione.
Non è la tecnologia il problema, ma l'uso che se ne fa. Troppi interventi, troppe on field review, troppa confusione. Lo strumento del progresso rischia di diventare l'ennesimo freno.
La Fiorentina, invece, resta prigioniera di sé stessa.
Pradé e Pioli si assumono le responsabilità, ma il vero limite è strutturale: la squadra gioca bene, ma non incide. È scolastica, timida, senza slancio. Manca quel "click" che trasformi una prestazione discreta in una vittoria.
Passando alla metà nerazzurra di Milano, il successo dell'Inter all'Olimpico non passerà alla storia per il suo fascino, ma dice molto. Dice che l'Inter è ancora la squadra da battere.
La formazione di Chivu - ormai saldamente dentro la sua idea di calcio - ha mostrato nella prima mezz'ora una superiorità netta, tecnica e mentale. Il palleggio, la gestione dei ritmi, la capacità di alternare verticalità e possesso: tutti tratti da grande squadra.
I nerazzurri hanno dimostrato di saper soffrire. Nel secondo tempo, quando la Roma è salita di tono, i ragazzi di Chivu hanno saputo chiudersi, difendersi bassi, ma sempre mantenendo la sensazione di controllo. Non c'è mai stato un momento in cui l'Inter sembrasse in balia dell'avversario. Le seconde linee (i due attaccanti di riserva, in particolare) hanno alzato il livello medio della rosa, segno che il club ha lavorato per completare un gruppo già solido.
Per la Roma, invece, il primo tempo non è stato ottimo. Nella ripresa, però, i giallorossi hanno reagito, hanno creato, hanno avuto occasioni - con un Dovbyk che ha sbagliato un gol clamoroso - ma non hanno saputo concretizzare.
Nessuno più di Gasperini sa che nel calcio di vertice, questo pesa enormemente. Il tema del centravanti è diventato centrale: l'ucraino e Ferguson hanno realizzato 1 gol e 2 assist in due. Veramente troppo poco. L'assenza di un riferimento efficace in area penalizza tutto il sistema offensivo.
La Roma resta una squadra viva, con spunti, ma lontana dall'essere una vera contendente.
Il compito di Gasperini ora è quello di stabilizzare l'andamento, dare una base solida, evitare che la squadra viva di picchi e crolli. Perché il potenziale c'è, ma senza equilibrio mentale rischia di restare inespresso.