Serie A: Inter lanciata, Roma e Juve tra colpi e crepe, Milan e Napoli a fatica, Como senza freni

03.03.2026

Improvvisamente, dopo mesi passati a raccontare un calcio italiano povero di idee, schiacciato da una mentalità difensiva e più incline a demolire che a costruire, arriva una partita come Roma-Juventus 3-3. O, se preferite, Gasperini contro Spalletti 3-3. Novantacinque minuti da montagne russe, con la Roma che prova più volte a scappare e la Juventus che, per la seconda settimana consecutiva, onora fino in fondo la propria maglia senza arrendersi mai.

Dopo la notte folle contro il Galatasaray, è arrivata un'altra scarica di adrenalina che pesa molto più del punto conquistato. Il merito va soprattutto ai due allenatori, entrambi concentrati più sul creare problemi all'avversario che sull'evitarli. Ed è qui che si riaccende il solito dibattito: cos'è davvero il calcio italiano? Difensivo? Speculativo? O capace anche di queste fiammate?

Forse ha ragione Spalletti quando descrive il nuovo calcio globale come una sequenza di vampate e depressioni, onde altissime da cavalcare fino al 95', in cui puoi sempre rientrare anche sotto di due gol a dieci minuti dalla fine. Non a caso, tre partite chiave per la corsa Champions si sono decise dal novantesimo in avanti, spesso su calci piazzati, in mischia, con difensori protagonisti o con ritorni emotivi come quello di Romelu Lukaku, le cui lacrime raccontano molto più di quanto noi, spettatori pronti a giudicare ogni settimana, immaginiamo.

Inter, numeri da scudetto e controllo totale

La capolista resta l'Inter e con ogni probabilità lo sarà fino in fondo. La strada verso il ventunesimo scudetto è fatta quasi solo di vittorie: 22 su 27 partite. Dopo il derby d'andata perso, solo successi, fatta eccezione per il pareggio con il Napoli. Sessantasette punti, terzo miglior bottino nella storia nerazzurra a questo punto del torneo.

Quindici clean sheet, primato nei top cinque campionati europei, e numeri individuali impressionanti, a partire da Federico Dimarco, sempre più uomo simbolo: 6 gol, 14 assist, 20 partecipazioni dirette. È un caso raro di squadra trascinata da un esterno in un centrocampo a cinque, ruolo che in questa epoca viene spesso interpretato in chiave conservativa.

Ora si tratta soprattutto di amministrare le energie: semifinale di Coppa Italia contro il Como, poi il derby. Anche un pareggio potrebbe bastare. Intanto Chivu continua nel suo processo di "mourinhizzazione": meno buon pastore, più tecnico navigato, capace di tenere alta la tensione compattando l'ambiente contro fantomatici nemici esterni e ribadendo meriti che in realtà sono sotto gli occhi di tutti da tempo.

La vittoria contro il Genoa ha confermato un concetto già chiaro: l'eliminazione col Bodo Glimt è stata un danno collaterale sopportabile, a patto che arrivi lo scudetto. Lo pensano giocatori e tifosi. Un po' meno forse la società, che aveva preventivato almeno gli ottavi di Champions, ma un tricolore sa curare molte ferite.

Roma-Juventus, spettacolo e nervi scoperti

La domenica sera si chiude con uno spettacolare 3-3 tra Roma e Juventus, partita ricca di impulsi, come una slot machine pronta a esplodere. Nella prima mezz'ora le squadre si affrontano senza troppi calcoli, forzando giocate complicate e sbagliando molto, ma con la sensazione che basti una scintilla per incendiare tutto.

La Juve spreca due situazioni invitanti in campo aperto; la Roma risponde con un Malen felino e un Niccolò Pisilli che si candida a grande novità del calcio italiano 2026. È lui a sfiorare il gol in avvio ed è ancora lui a recuperare il pallone che porta al vantaggio firmato Wesley. Dopo l'intervallo, la Juventus replica con un capolavoro di Conceição, sinistro di controbalzo da antologia.

Poi però arrivano le amnesie difensive bianconere: due gol evitabili, uno su piazzato con N'Dicka e uno in verticale con Kone che manda Malen in isolamento contro Kelly. L'olandese sembra veramente Ronaldo il fenomeno per facilità e ferocia. Venti gol subiti in sette partite basterebbero ad abbattere chiunque, specie senza Locatelli.

Qui entra in scena Spalletti, che cambia tutto: inserisce Boga, Zhegrova, Miretti. Boga accorcia approfittando di un'incomprensione tra Celik e Mancini, segnale del solito nervosismo romanista nelle grandi notti. La Roma, con la miglior difesa del campionato, dovrebbe gestire. Non lo fa.

All'88' il cambio quasi mistico: fuori Bremer, dentro Gatti. Pochi minuti dopo una punizione ingenua concessa da El-Aynaoui. Mischia, rimpalli, e proprio Gatti trova il pareggio. Per i romanisti più esperti, "era già tutto previsto". Una giornata che poteva lanciare la Roma al terzo posto si trasforma in occasione persa.

Su Gasperini si può dire tutto: preparazione eccellente, assenze pesanti, soluzioni trovate. Ma sul 3-1 a dieci minuti dalla fine, con la miglior difesa del torneo, non puoi subire due gol. Punto. Forse quella tendenza al tilt improvviso è il rovescio della medaglia di un allenatore diventato grande forzando sempre il controllo.

Como brillante, Milan e Napoli a intermittenza

Non è stato un turno tranquillo nemmeno per Milan e Napoli, ma ancora una volta la copertina se la prende il Como. Sotto contro il Lecce, ribalta tutto in mezz'ora: Rodriguez per Douvikas 1-1, Perrone per Jesus Rodriguez 2-1, al primo gol in A, e Da Cunha per Kempf 3-1. Tutto senza Nico Paz, tenuto inizialmente a riposo per la Coppa Italia.

Como e Juventus hanno un calendario più leggero della Roma. I giallorossi incroceranno proprio il Como tra andata e ritorno con il Bologna in Europa League. La Juve ha gli scontri diretti favorevoli con la Roma, non con il Como.

Il Milan osserva dall'alto: +9 sul Como, +10 sulla Juve. Ma contro la Cremonese non è stata una passeggiata. Squadra brillante a intermittenza, decisiva nel finale con Pavlovic e poi con Leao su assist di Nkunku.

Anche il Napoli fatica a Verona. Segna subito con Hojlund, poi si spegne, concede ad Akpa-Akpro e resta paralizzato finché Lukaku, più affamato e rabbioso di tutti, trova il guizzo decisivo. È un Napoli meno riconoscibile, meno "contiano" nella continuità.

Siamo entrati nell'ultimo terzo di campionato: la stanchezza bussa, le energie fisiche calano e contano quelle mentali. La voglia di non mollare, la ferocia sugli ultimi palloni. Da questo punto di vista, almeno, Allegri e Conte hanno chiuso la giornata con un sorriso.

-Nicolò Mencarini


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