Il clou di questa giornata era Milan-Roma. Una partita intensa, bella, giocata a ritmi alti e vinta soprattutto dal Milan, che conferma la propria solidità mentale e tattica. Per la Roma, invece, è una sconfitta amara ma non sterile: brucia perché arriva dopo una prestazione importante, ma lascia anche tracce positive per il futuro. Solo l'infortunio di Dybala– che dovrà fermarsi per tre settimane – rovina un po' la serata e apre nuove incognite.
A San Siro si è vista una partita da raccontare, più che da riassumere. Nei primi 35 minuti la Roma ha giocato il suo miglior calcio della stagione: convinta, aggressiva, preparata da Gasperini con lucidità e coraggio. Il tecnico ha scelto la formula offensiva più convincente: Dybala e Soulé larghi, Cristante a fare l'incursore centrale, quasi un centravanti ombra. Senza Ferguson e con Dovbyk in panchina, la Roma ha costruito nove situazioni da gol nei primi venti minuti, dominando tatticamente e mentalmente.
Il Milan, invece, faticava a uscire, orfano di giocatori-chiave come Pulisic e Rabiot, indispensabili per qualità e palleggio.
Ma la Roma ha sprecato: tra le parate di Maignan e una certa mancanza di cinismo, ha confermato il suo problema più grande: non segna abbastanza. La Roma sa giocare, sa costruire, ma non sa colpire.
E allora, come spesso accade nel calcio, il castello è crollato d'improvviso: contropiede da manuale, Leao che spacca il campo, inserimento perfetto di Pavlovic – in pieno stile Gasperini, paradossalmente – e Milan avanti. Da lì, la partita è cambiata.
Per venti minuti, tra il 39° e il 58°, il Milan è stato un fiume in piena: Svilar miracoloso su Leao, Ricci e Fofana vicini al gol, un palo di rimpallo di Nkunku. Poi l'equilibrio, fino alla gestione finale, solida e consapevole, dei rossoneri.
La Roma esce sconfitta ma in crescita. È una squadra viva, preparata, convinta, che crede nel suo allenatore. Il Milan, invece, esce con una vittoria "allegriana", da squadra matura, capace di adattarsi, soffrire e colpire quando serve. È una squadra trasformata: più forte mentalmente, più squadra dentro e fuori dal campo. Il lavoro dell'allenatore, l'impatto dei nuovi e una società più strutturata stanno dando frutti. Non sarà la più brillante, ma è solida e consapevole: qualità che in Serie A valgono oro.