La 23ª giornata di Serie A è stata una lezione collettiva su ciò che il calcio continua ostinatamente a essere: uno sport che ama tradire le sue stesse certezze. I numeri spiegano, ma non decidono; i principi orientano, ma non assolvono; le idee contano, ma poi arrivano gli episodi, gli errori, i rigori sbagliati e le polemiche fuori...
Serie A 23ª giornata: Inter e Juve scintillanti. Le solite polemiche di Conte
La 23ª giornata di Serie A è stata una lezione collettiva su ciò che il calcio continua ostinatamente a essere: uno sport che ama tradire le sue stesse certezze. I numeri spiegano, ma non decidono; i principi orientano, ma non assolvono; le idee contano, ma poi arrivano gli episodi, gli errori, i rigori sbagliati e le polemiche fuori contesto. Dall'expected goals-record del Como rimasto senza gol, fino alle parole sempre più autoreferenziali di Conte, passando per una Juventus scintillante, un'Inter chirurgica, un Milan di ferro e una Roma bloccata nei propri limiti, il campionato continua a raccontarsi con una crudezza che nessun algoritmo può addomesticare.
Como, il record che non serve: quando il calcio si prende gioco della scienza
Il Como di Fabregas entra nei libri dei record con 5,24 expected goals prodotti in una singola partita. Un dato enorme, clamoroso, che però non porta neanche un gol. È il paradosso perfetto del calcio: l'Inter segna sei reti la scorsa giornata con il precedente record di xG, il Como zero con un rigore sbagliato al 98'. Altro che scienza esatta. Il calcio resta uno sport di corto circuito tra teoria e pratica, dove i principi funzionano nel lungo periodo, ma nel breve vengono travolti dall'emotività, dalla pressione, dalla gestione dei momenti. E proprio qui emerge il primo vero interrogativo della serata: non su Nico Paz, che crescerà anche attraverso errori come questo, ma su Fabregas. Perché la formazione di un giovane passa anche dalla protezione nei momenti più delicati, e certe scelte raccontano molto più di mille discorsi pedagogici.
Inter in controllo: calendario pianeggiante e mentalità da fuga
A Cremona l'Inter scivola via liscia come l'olio. Cremonese tutt'altro
che irresistibile, ma atteggiamento impeccabile. Chivu sperimenta, rinuncia
contemporaneamente a Barella, Mkhitaryan e Calhanoglu, eppure la squadra non
perde compattezza né ferocia. Niente sonnellini, niente gestione pigra:
mezz'ora per chiudere la partita con Lautaro, sempre più letale di testa, e
Zielinski, aiutato da un Audero quantomeno rivedibile.
Poi solo controllo, amministrazione, maturità. L'Inter sembra sapere
esattamente quando accelerare e quando fermarsi, mentre intorno il calendario e
gli impegni si incastrano.
Stona solo l'episodio del petardo che colpisce Audero: una macchia evitabile, giustamente condannata da Marotta, in una serata che racconta una squadra sempre più consapevole della propria forza.

Napoli, vittoria sofferta e polemica strutturale
Il Napoli torna a vincere, e doveva farlo. Lo fa con i soliti tremori finali, con i soliti problemi strutturali, ma anche con segnali positivi: il gol di Gutierrez, la prestazione di sacrificio, la sensazione che, con più tempo per lavorare, visti i pochi impegni extra campionato rimasti, e qualche rientro, la crisi possa lentamente rientrare.
Il vero rumore, però, arriva dopo il fischio finale. Conte torna a occupare il centro della scena con una comunicazione che sembra sempre più sganciata dalla realtà dei fatti. Prima si giocava troppo poco, ora troppo. Prima l'assenza di coppe era un limite, ora il calendario è il nemico assoluto. Fa sorridere, quasi, la vicinanza con la retorica trumpiana, non si fa problemi a negare l'evidenza, "quest'anno proprio non si può dire che ci stiamo lamentando", ha detto Conte, dopo Napoli-Fiorentina, consapevole che il dibattito che si scatenerà attorno alla sua figura offuscherà i risultati, i fatti, insomma, il rendimento deludente di questa stagione.
Ad affermazioni retoriche, come quella che Di Lorenzo si è infortunato per le troppe partite, per nulla validate da alcuna evidenza scientifica, non si può che rispondere con parole ugualmente retoriche: quale percentuale di stipendio sarebbe disposto a tagliarsi Antonio Conte per tornare all'antico e avere un calcio non più schiavo del Dio denaro?
Juventus travolgente: la strada è segnata
La Juventus prende il Parma e lo scuote fino a quando, al povero Cuesta, non siano caduti i tre punti dalle tasche dei pantaloni. Quattro gol, una superiorità evidente, una sensazione di controllo che va oltre il risultato. McKennie, Kalulu, Locatelli, Bremer: i soliti nomi, ma ormai con continuità da grande squadra.
Restano le ombre arbitrali, con due episodi che avrebbero potuto lasciare la Juve in 10 uomini, se non in 9, già nel primo tempo. Ma la sostanza non cambia: la Juve sembra aver imboccato una direzione chiara. Battere la Lazio e presentarsi a San Siro il 14 febbraio potrebbe davvero segnare una svolta emotiva e tecnica della stagione.
Il Parma, al contrario, appare smarrito, fragile, senza risposte. E quando anche le dirette concorrenti per la salvezza iniziano a muoversi, la posizione di Cuesta rischia di diventare inevitabilmente centrale nel dibattito.

Roma, sconfitta che pesa: difesa d'élite, attacco bloccato
Udine si conferma campo durissimo, e la Roma lo scopre sulla propria pelle. Sconfitta che non grida allo scandalo, ma che pesa enormemente in classifica e nel percorso. Settimo 1-0 subito in stagione: un dato che racconta una squadra incapace di rientrare quando va sotto.
La Roma difende benissimo, forse meglio di tutte, ma davanti si inceppa sistematicamente. Senza Dybala, il peso creativo diventa insostenibile. Pellegrini sempre spento, Soulé intermittente, fasce senza qualità sufficiente. E quando mancano anche soluzioni fisiche davanti, ogni pallone diventa prevedibile.
Il sorpasso della Juventus è il segnale più evidente: non basta la solidità se poi la produzione offensiva resta da metà classifica. Il calendario offrirà una tregua con una partita a settimana fino a marzo, ma servirà molto più di qualche rinforzo per cambiare l'inerzia.
Milan di ferro: vincere senza brillare, e vincere ancora
Il Milan passa a Bologna con una prova di forza silenziosa. Zero spettacolo inutile, massima efficacia. Una partita che racconta due crisi diverse: quella del Bologna, svuotato mentalmente dal doppio impegno europeo, e quella che il Milan ha deciso di non avere.
Loftus-Cheek, Nkunku, Rabiot: episodi sfruttati con
lucidità, errori avversari puniti senza pietà. Ventidue partite senza sconfitte
non sono un caso. È una squadra che ha trovato nella compattezza e nella
serietà ciò che il mercato non le ha dato.
Il Milan non ha profondità, ma ha identità. E quando vinci a Bologna senza
Leao, Pulisic e con Maignan praticamente inoperoso, significa che qualcosa di
molto solido si è costruito.
-Nicolò Mencarini
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