Sanremo, la pagella della prima serata
Non è stata, complessivamente, una prima serata entusiasmante. Si preannuncia un Festival con buona probabilità non paragonabile ad altre precedenti edizioni. Eppure, tra ottime sorprese e performance sottotono, si è comunque riusciti ad avere del buon intrattenimento.
Del resto, Sanremo è Sanremo.
Senza ulteriore indugio, ecco a voi la pagella di questa primissima notte di esibizioni.
Ditonellapiaga (Che fastidio!)
Canzone orecchiabile, nulla di più, con un sound che richiama in modo tutt'altro che velato una tradizione disco-dance dotata certamente di una propria fetta di mercato. Ballabile, certo, ma senza la pretesa di convincere tutti. O quantomeno, è andata molto lontano dal convincere il sottoscritto. Non è l'esibizione, tuttavia, a lasciare scioccato colui che scrive. Il look, audace, forse troppo, è quanto di meno adeguato si possa immaginare: una gonna corta stile Biancaneve e un'acconciatura alla Amy Winehouse de' noantri che avrei onestamente preferito non vedere.
Voto: 5
Michele Bravi (Prima o poi)
Estetica impeccabile, abito sobrio ma moderno e taglio side part che dà quel tocco retrò che non guasta. Il brano è efficace, credibile e in linea con la sensibilità dell'artista. Un velo di emozione ha forse influito sulla resa dal vivo, ma complessivamente resta una performance sufficiente.
Voto: 6
Sayf (Tu mi piaci tanto)
Giovane e fresco, nello stile e
nella proposta artistica. È riuscito nell'ardua impresa di non cadere nel
cliché del rapper di borgata con il cappello al contrario e la collana d'oro.
Il brano è uno storytelling parlato che unisce rime pungenti a un'attitudine
cantautorale che ben si sposa con il contesto.
Tanta satira e ottima critica sociale.
Hip Hop nelle liriche e mai caricaturale.
Voto: 7
Mara Sattei (Le cose che non sai di me)
Non alla prima apparizione e si vede. Il brano è intrigante: l'arrangiamento lo valorizza e l'esibizione, sia pur non perfetta, è piacevole. Emozionata, soprattutto nel finale, ha portato a casa la prestazione senza grosse sbavature. Bello il vestito.
Voto: 6
Dargen D'Amico (Ai Ai)
È lui, ormai lo conosciamo. Autoironico, tagliente, sicuro di sé. La canzone ha un grandissimo potenziale. Ho la sensazione che ci perseguiterà per molto tempo, come già capitato in passato. Sul palco è un animale. Sella scelta dell'outfit… sorvoliamo.
Voto: 6.5
Arisa (Magica favola)
Sorpresa piacevole. La canzone è toccante, l'interpretazione di più. L'applauso dell'Ariston è meritato.
Certo, liriche a tratti un po' furbette, ma cercare il difetto in ogni cosa è tratto genetico del sottoscritto.
Voto. 7
Luchè (Labirinto)
I live non sono mai stato il suo forte, si vede e si sente. Il brano non sarebbe neanche malaccio, a penalizzarlo è l'esecuzione. Meglio quando rappa, ma il ritornello cantato lascia parecchio a desiderare.
Non il suo contesto, non la sua migliore canzone.
Voto: 4
Tommaso Paradiso (I romantici)
Teatrale, malinconico, assertivo. Canzone riflessiva ma non melensa, interpretazione che graffia. Performance che non passa certamente inosservata. Forse non abbastanza per piazzarsi, ma per il momento più che convincente.
Voto: 6.5
Elettra Lamborghini (Voilà)
Non prendersi troppo sul serio era fondamentale per evitare la debacle. Non ci è riuscita fino in fondo, questo è il problema principale. Certo, migliorata molto rispetto alle sue precedenti (non indimenticabili) esperienze discografiche, ma non basta.
Canzone da chiringuito in agosto, per essere generosi. Eppure, non so perché, mi sta simpatica.
Voto: 4
Patti Pravo (Opera)
Icona. Accolta come tale dal pubblico dell'Ariston.
La canzone è bella, ma desueta. Sembra riesumata da una vecchia raccolta di successi d'altri tempi. Sono sicuro che tutto sommato riscuoterà successo tra il pubblico un po'âgée, ma non ha il mordente per poter incidere su questo Festival.
Voto: 5
Samurai Jay (Ossessione)
Aveva parecchio da perdere, sia per la pressione dell'esordio che per lo stigma, pur attenuatosi negli ultimi anni, rispetto al genere di provenienza. Bravo nel curare il look e non risultare eccessivo, quantomeno sotto il profilo estetico.
Brano estivo, da classifica. Non da premio Tenco, ma neanche da buttare.
Voto: 6+
Raf (Ora e per sempre)
Poco da eccepire, il brano è in linea con tradizione del Festival e perfettamente coerente con le sonorità ricercate da un'artista ormai di lungo corso.
Bene anche l'esecuzione, senza spocchia né voglia di strafare.
Ottima gestione del palco e look semplice ma curato.
Voto: 6
J-AX (Italia starter pack)
Cappello da cowboy, pezzo che strizza entrambi gli occhi al country. Un rodeo nazionalpopolare per un hit maker che non ha ancora deciso di farsi rubare il posto. E finché riesce a essere spregiudicato, demenziale, ironico ma efficace, forse va bene così.
Non vincerà. Non ci andrà neanche vicino. Tutto troppo audace.
Voto: 6
Fulminacci (Stupida sfortuna)
Elegante, composto. Un po' anni '60 nel look, con un doppiopetto grigio vagamente primorepubblicano.
Il brano può fare bene, da tenere d'occhio. La sensazione è che, senza mettere manifesti, potrebbe piano piano, a fari spenti, ben collocarsi.
Bravo, un po' troppo modesto.
Educato e composto, il che è generalmente un bene. La prossima volta anche meno.
Abito centrista, valutazione centrista.
Voto: 6
Levante (Sei tu)
Vestito stupendo, interpretazione magistrale. La canzone arriva, eccome.
Nota di merito, il tasso tecnico di difficoltà, soprattutto in alcuni passaggi, è stato gestito alla grande. L'augurio è che non si perda nel corso della settimana, e che non si scordi di piazzarsi.
Voto: 7.5

Fedez e Marco Masini (Male necessario)
I più chiacchierati, attesi, odiati e amati di questo Festival.
L'accoppiata è azzeccatissima, la resa ottima. La penna di Fedez e la sensibilità di Masini si uniscono alla perfezione, ma del resto non ci si aspettava granché di diverso.
Nulla da segnalare, se non che detesto fare complimenti.
Ovazione strameritata.
Voto: 8
Ermal Meta (Stella stellina)
Alla critica piace e piacerà, a me per nulla. Poco da fare, ho provato a mettermi in discussione per l'intera durata dell'esibizione, ma non sono riuscito a ricavare nulla né dal brano né dall'interpretazione. Vacuo, inconsistente, intangibile. Il falsetto prima dell'ultimo ritornello non solo evitabilissimo, ma deleterio.
Nulla di personale.
Voto: 5
Serena Brancale (Qui con me)
Canzone molto
lontana dal tormentone della scorsa edizione. Interpretazione dal grande
coinvolgimento emotivo, prosa non entusiasmante. Il pubblico ha apprezzato, io meno.
Tutto sommato, però, non c'è margine per essere troppo cattivi.
Voto: 6
Nayt (Prima che)
Penna sopraffina, testo all'altezza. Il pezzo è rap, senza equivoci, fraintendimenti o cedimenti promiscui.
Una sbavatura tecnica nella prima strofa macchia la performance in modo irrimediabile, nonostante una buona ripresa nel finale.
Rimane comunque un artista da attenzionare. Il brano è apprezzabile e diretto.
Ci sarà modo per rifarsi.
Voto: 5.5
Malika Ayane (Animali notturni)
Sicurezza nella gestione del palco da professionista navigata qual è. Brano musicalmente molto interessante, dal retrogusto internazionale ma con la sostanza di un pezzo imbevuto di tradizione.
Voto: 6
Eddie Brock
Canzone ultra-sanremese. Nella concettualizzazione e nelle tematiche, nonostante il linguaggio un po' colorito new age. Unica nota negativa (non piccola) esecuzione veramente troppo urlata. L'emozione è comprensibile, ma l'effetto è particolarmente sgradevole.
«Mi mordo la lingua fino a sanguinare».
Voto: 5
Sal da Vinci (Per sempre si)
Tornato alla ribalta con un recente tormentone intonato a squarciagola dal pubblico dell'Ariston, si presenta con un look impeccabile.
Il brano, dalle velleità nazionali, trasuda Napoli da ogni poro, nonostante l'abbandono pressocché totale del dialetto, fatto salvo il finale.
Non necessariamente un difetto, anzi. Si tratta però di un brano potenzialmente divisivo, uno di quelli che ti piace o lo detesti.
E a me piace. Ho paura che lo sentiremo fino allo sfinimento, tra serate piano-bar di Roma Nord e centri commerciali.
Voto: 6,5
Enrico Nigiotti (Ogni volta che non so volare)
Una performance convincente. Il pezzo mi è piaciuto, senza se e senza ma. Probabilmente non il migliore della serata, ma non ha sfigurato, almeno ai miei occhi.
Voto 6
Tredici Pietro (Uomo che cade)
Brano credibilissimo. Un rap ricercato, non scontato, impreziosito da un cantato tutt'altro che deficitario. Performance piacevolissima, dispiace che sia durata troppo poco.
L'intoppo iniziale non ha minimamente condizionato l'esibizione, tra le più coinvolgenti della serata.
Complimenti.
Voto: 8
Chiello (Ti penso sempre)
Pezzo punk-pop più pop che non punk. Potrà anche piacere, perché effettivamente non suona affatto male. Purtroppo, è abbastanza lontano dai miei gusti per ottenere la valutazione che meriterebbe se si riuscisse, all'una di notte, ad essere totalmente oggettivi.
Prestazione buona.
Voto: 6+
Bambole di pezza (Resta con me)
Identità forte, canzone deboluccia. Arrangiamento leggermente troppo caciarone, che penalizza l'intento del messaggio. Non tutto da buttare, ma sicuramente si poteva fare molto meglio.
Voto: 5.5
Maria Antonietta e Colombre (La felicità de basta)
A questo punto della serata la stanchezza comincia a farsi sentire. Chi scrive lo comunica con immensa onestà. Eppure, l'esibizione ha saputo dare un tocco di leggera spensieratezza. Bella coppia e bel duetto.
Avrei voluto essere più duro, ma la canzone non me lo ha concesso.
Voto: 6
Leo Gasmann (Naturale)
Figlio e nipote d'arte. Ecco, scordiamoci un attimo di questa etichetta che probabilmente pesa più di quanto non possa agevolare.
La canzone è bella, lui pure.
Chi
sperava in una figuraccia sarà costretto a restare deluso. Tuttavia, l'urlato
alla Olly non incontra sino in fondo il mio personale gusto.
Voto: 6.5
Francesco Renga (Il meglio di me)
Ormai di casa all'Ariston, non credo abbia deluso le aspettative dei suoi, molti, aficionados. Non sono sicuro riesca a piazzarsi, ma ciò di cui sono convinto è che il brano non sia al di sotto di molti altri ascoltati in serata.
Voto: 6 +
LDA e AKA 7even (Poesie clandestine)
Pezzo apprezzabilissimo, ballabile ed estivo. Ciononostante, non scontato. Loro due, forse agevolati dal fatto di essere gli ultimi a esibirsi, hanno saputo gestire alla grande il palco, offrendo una prestazione non scontata.
Un'altra canzone destinata a farci venire gli incubi, bravi.
Voto: 6.5
- Francesco De Paolis


