Sanremo 2026: Sal Da Vinci conquista l’Ariston

01.03.2026

La 76esima edizione del Festival più amato dagli italiani si conclude con una brillante vittoria di Sal Da Vinci che, pur di misura, è riuscito a staccare gli apprezzatissimi Sayf e Ditonellapiaga, quest'ultima molto ben quotata già dalla prima serata della kermesse.

Il brano primo classificato Per sempre si è già un tormentone: spopola sui social assieme alla coreografia lanciata dall'artista sul palco dell'Ariston. È un pezzo commerciale, potente, che parla dell'amore così per come ce lo si racconta da quando siamo piccoli: perpetuo, imperituro, glorificato dalla promessa di fedeltà eterna pronunciata all'altare. Un messaggio romantico e idealista che è riuscito a fare breccia tra la sala stampa e penetrare nelle case degli italiani.

Certamente, non si tratta della classica canzone sanremese, ammesso che una tale definizione abbia ancora valenza: unisce sonorità pop e una surrettizia ma coinvolgente eredità neomelodica che poco si sposa con la canonica ballata sull'amore malinconico o non ricambiato dei Festival d'altri tempi.

Ciononostante, la scommessa si è rivelata vincente: nella serata finale, dedicata all'amore materno – con Sayf e Samuray Jay protagonisti di due toccanti esibizioni in compagnia delle loro rispettive mamme – ha trionfato, per volontà del popolo e della critica, l'amore genuino, accorato e mediterraneo. Così come pure squisitamente mediterranea – si fa per dire – è stata la reazione alla lettura del verdetto finale: tra commozione e incredulità, Sal Da Vinci si è gettato in ginocchio e ha ringraziato i propri sostenitori, in un quadretto melodrammatico certamente d'impatto, ma forse di dubitabile gusto.

Del resto, come la canzone stessa ci insegna, la vita va vissuta con passione e trasporto. 

Arisa e Ditonellapiaga, favoritissime fino all'ultimo

Due artiste diversissime, nella vocazione e nella proposta, Arisa e Ditonellapiaga sono state costrette ad accontentarsi rispettivamente di un quarto e un terzo posto, posizioni che non rispecchiano le aspettative che su di loro si erano formate già dalle primissime battute di questo Sanremo.

L'una forte di una grandissima maturità tecnica ed esperienziale, l'altra presentatasi come protagonista di rottura, sono state per tutta la settimana tra le concorrenti più elogiate e seguite.
Ditonellapiaga in particolare, vincitrice della serata cover e del premio Giancarlo Bigazzi per il miglior componimento musicale – votato dai direttori d'orchestra – è stata senza ombra di dubbio la rivelazione del Festival. Nonostante il successo sfumato, peraltro, il sentiment nei suoi riguardi lascia assolutamente ben sperare.

La attende un futuro musicale raggiante, e questo lo sa bene. 

Masini e Fedez: il quinto posto un Male necessario?

Tra i delusissimi di questa edizione ci sono certamente Fedez e Massini, co-autori del miglior testo di questo Festival ma relegati a un quinto piazzamento che, sebbene onorevole, sembra stare loro piuttosto stretto. Il loro brano Male necessario porta con sé una concezione escatologica dell'amore in netta opposizione rispetto all'idealistico ottimismo di Sal Da Vinci. Il loro è un amore che termina, che graffia, ferisce e provoca sofferenza. Un amore che sa essere cinico e spietato, ma che nella sua implacabilità dà modo di riflettere, conoscere se stessi e «imparare a godersi il viaggio».

Ecco, forse la chiave per leggere questo quinto posto è tutta qui: in un Festival in cui si è prediletta leggerezza e spontaneità, delle liriche così pregne di disillusione non potevano riscuotere più di quanto non abbiano fatto.

È un peccato non averli visti più su in classifica, ma ciò che rimane è una produzione artistica di assoluto livello, destinata a farci compagnia per un bel po'.

La attende un futuro musicale raggiante, e questo lo sa bene. 

Sayf, successo e sconfitta dell'urban

Dopo il secondo posto di Lazza e Geolier, arriva un'ulteriore medaglia d'argento per l'hip hop italiano. Sayf, da meteora in ascesa, è riuscito a essere se stesso, facendosi conoscere al grande pubblico e riscuotendo, per giunta, un non trascurabile successo.

Espressione di un rap culturalmente elevato, che rispolvera orgogliosamente le proprie radici black, ha saputo a far convivere nel brano Tu mi piaci tanto critica sociale, parodia e rime ben assestate. Nella serata cover ha rinfrescato un cult come Hit the road Jack, dimostrando tutta lapropria versatilità. Adora sconfinare nel jazz, gli riesce alla grande e questa sua freschezza finirà per provocare un bel trambusto in una scena rap ultimamente sempre più caricaturale e poco credibile.

Ha sfiorato il colpaccio all'Ariston, ma non c'è motivo di rammaricarsi. Avrà modo di riscuotere soddisfazioni: è giovane, piace e ha talento.

Questo suo piazzamento, a un'unghia dalla vetta, fa però sorgere degli interrogativi: è Sanremo a non essere ancora in grado di sprovincializzarsi, aprendosi definitivamente al genere che domina le classifiche mondiali, o è il rap ancora troppo crudo, tagliente e spigoloso da non poter affermarsi sul palcoscenico più importante d'Italia?

Il dubbio mi avvolge.

Ma se non lasciasse margine a polemiche e fraintendimenti, credo io, non sarebbe più Sanremo.  

-Francesco De Paolis


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