Referendum giustizia: italiani chiamati alle urne

21.03.2026

Tra poche ore si apriranno le sezioni elettorali in tutta Italia. Dalle ore 7.00 di domattina gli italiani aventi facoltà di voto si recheranno ai seggi per esprimere la propria posizione in merito alla riforma costituzionale sulla Giustizia, approvata lo scorso 20 ottobre dal Senato della Repubblica, nel medesimo testo sul quale la Camera aveva deliberato favorevolmente circa un mese prima. 

Il referendum è di tipo confermativo: i cittadini, pertanto, sono chiamati ad approvare o respingere il testo di revisione costituzionale approvato dal Parlamento a maggioranza semplice. Per questo genere di referendum non è previsto il quorum. Il risultato delle urne sarà comunque valido e idoneo a produrre i propri effetti giuridici, a prescindere dai dati sull'affluenza. 

La riforma della Giustizia ha di fatto monopolizzato il dibattito pubblico delle ultime settimane, con accesi e coloriti scontri dialettici tra i sostenitori del si  – i partiti di governo e alcune forze minoritarie dell'area centrista e moderata  – e i promotori del no, tra cui spiccano i maggiori partiti dell'opposizione e una folta schiera di intellettuali, magistrati e personaggi pubblici. 

Ma che cosa implica la riforma? Qual è l'obiettivo cui tende? Cosa cambia nel concreto? 

Ecco, a queste domande, cerchiamo di dare una risposta puntuale e immediata. 

Separazione delle carriere e del CSM

L'ordinamento italiano prevede che i magistrati si dividano in due tipi. I magistrati requirenti, i pubblici ministeri o PM, che si occupa di portare avanti le indagini preliminari ed esercita l'azione penale. Nel processo penale rappresentano lo Stato, ossia l'accusa, il cui onere è quello di ricercare prove sia a carico che a favore dell'indagato. I magistrati giudicanti, invece, sono i giudici, cioè coloro i quali deliberano, emettendo sentenze di condanna o assoluzione. La principale distinzioni tra le due suddette figure è nel ruolo: il PM è una parte del processo, il giudice è invece terzo e imparziale, chiamato ad applicare la legge dello Stato in nome del pubblico interesse. 

Attualmente giudici e PM condividono il medesimo concorso, appartenendo allo stesso corpo. Inoltre, sono entrambi sottoposti alla vigilanza di un organo costituzionale, il Consiglio Superiore della Magistratura, che decide sulla carriera dei magistrati, sulle promozioni, sulle sanzioni disciplinari e sulle nomine di cariche di vertice. 

Un magistrato, attualmente, può scegliere entro i primi dieci anni di carriera, di cambiare il proprio ruolo e passare da carriera requirente a carriera giudicante e viceversa, pur con l'obbligo di cambiare regione e, in ogni caso, mai più di una sola volta. Una separazione non ancora totale, ma di certo effettiva. Secondo i dati del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) e le relazioni della Prima Presidente della Corte di Cassazione, Margherita Cassano, infatti, la percentuale totale annua di magistrati che decide di cambiare carriera di aggira tra lo 0,5% e l'1,2% dell'intera magistratura ordinaria. 

La riforma su cui l'elettorato sarà chiamato a pronunciarsi parte dall'assunto che, per garantire maggiore imparzialità e terzietà alla magistratura, si debbano anzitutto separare le carriere dei magistrati, rendendo impossibile cambiare profilo, e sdoppiare il Consiglio Superiore della Magistratura in due distinti corpi: uno per i pubblici ministeri, l'altro per i giudici. 

Sorteggio membri laici

Un ulteriore aspetto della riforma riguarda la scelta dei cosiddetti "membri laici" del CSM. Attualmente un terzo dei componenti totali, sono professori di diritto o avvocati con almeno quindici anni di esperienza designati dal Parlamento in seduta comune

Con il sistema vigente essi vengono eletti con una maggioranza aggravata che presuppone un accordo tra partiti di governo e opposizione. 


Con la riforma i laici non verranno più eletti, bensì sorteggiati (in entrambi i CSM) da una lista approvata dal Parlamento. Secondo i promotori del si, il sorteggio garantirebbe minore "politicità" dei membri eletti, slegati da vincoli di appartenenza all'area politica di riferimento e, quindi, maggiore imparzialità. 

Tutti gli aspetti di dettaglio relativi alla composizione della lista, alla sua lunghezza, alla maggioranza utile per l'approvazione, in caso di vittoria del referendum, saranno stabiliti entro un anno con legge ordinaria. Così come anche le modalità di sorteggio (manuale, mediante strumenti digitali) saranno normate da legge del parlamento. 

Alta Corte Disciplinare

Un'ultima novità della riforma Meloni-Nordio è rappresentata dall'introduzione dell'Alta Corte Disciplinare. Il nuovo organo costituzionale esercita la funzione della giurisdizione disciplinare che prima era attribuita dalla sezione disciplinare del CSM. In poche parole, è un giudice che si occupa di contenziosi disciplinari relativi all'operato e alla carriera dei magistrati requirenti e giudicanti.  Secondo il disegno costituzionale, è composto da quindici giudici così selezionati: tre nominati di diritto dal Presidente della Repubblica; tre estratti a sorte da un elenco compilato dal Parlamento in seduta comune; sei estratti a sorte tra i magistrati giudicanti in possesso di specifici requisiti; tre estratti a sorte tra i magistrati requirenti in possesso di specifici requisiti. Il presidente dell'Alta Corte sarà individuato tra i componenti nominati dal Presidente della Repubblica e quelli sorteggiati dall'elenco compilato dal Parlamento. 

Anche qui torna il tema del sorteggio, nuovamente finalizzato all'indebolimento del sistema correntizio e al temperamento delle nomine politiche. 

Che questa riforma sia centrale nel disegno governativo è fuori d'ogni dubbio. Una riforma politica nel dibattito ma squisitamente tecnica nel contenuto.

L'essenziale è comprenderne bene ogni aspetto, al fine di esprimere un voto libero e consapevole.

-Francesco De Paolis


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