La chiave cruciale per sentire il film non può che essere il concetto che dà il titolo alla pellicola. Per tutta la sua durata, l'idea di grazia, nelle sue diverse sfaccettature, risuona e assume forme differenti, stratificandosi in un gioco di rimandi e riflessi. C'è innanzitutto l'idea giuridica, quella più esplicita, la grazia che il Presidente è chiamato a concedere o negare. Si configura come un atto di clemenza, un perdono che interrompe il corso della giustizia, o meglio, che ne concretizza uno più appropriato.
Accanto a questa definizione formale, risuona con forza anche l'idea estetica di grazia intesa come eleganza, come un modo di stare al mondo con leggerezza e compostezza. "Non siamo stati bravi, siamo stati eleganti", dice Mariano De Santis a un suo collaboratore, in una battuta che racchiude tutta la filosofia del personaggio e forse del film stesso. L'eleganza assume una postura esistenziale, un modo per attraversare le contraddizioni e i dilemmi senza perdere quella compostezza che è, in fondo, l'unica grazia che l'uomo possa davvero concedersi da solo.
Infine c'è il significato più immediato e complicato a cui la grazia rimanda, quello teologico, che furbescamente è trattato soltanto molto implicitamente. Assumendo il rischio di sovra-interpretare, infatti l'intero film nasconde un significato di grazia che si connette alle radici della religione cattolica. La presenza del buffo papa ne è forse l'attestazione più esplicita. Ma il cuore del film batte attorno ad un tentativo di umanizzazione della grazia religiosa, sgravato da ogni sofisticazione teologica. La grazia, così intesa, permette la libertà. Si erge come condizione per amare veramente, per permettere di donare e di donarsi fino in fondo. È quel senso che già Agostino di Ippona aveva colto e che risuona nella tradizione cattolica. La grazia non annulla la libertà ma la redime, la restituisce a sé stessa. Solo un cuore libero può amare davvero, e solo attraverso la grazia questa libertà diventa possibile come capacità di donarsi senza riserve.
In tal senso allora il film è interamente volto alla ricerca di una grazia, di una condizione di amore capace di assumere su di sé il dolore dell'inspiegabile, del non-senso, dell'incertezza che, alla fine dei conti, è semplicemente l'aspetto di un volto umano.