È stato, senza troppi giri di parole, il weekend della
Juventus. L'unica delle prime sette della classifica a portare a casa i tre
punti, ovviamente perché, in una giornata spezzettata e anomala per via della
Supercoppa, cinque su sette non sono nemmeno scese in campo. Ma al netto delle
assenze, il peso specifico di Juve-Roma era tale da rendere superfluo
qualsiasi asterisco.
E la Juventus ha risposto nel modo migliore possibile: una
prestazione piena, matura, autoritaria, forse la più convincente della
stagione. Ancora meglio di Bologna-Juventus, perché ripetersi è sempre il
compito più arduo da portare a casa, e perché stavolta si trattava di uno
scontro diretto che quasi obbligava a vincere. I bianconeri non si sono
nascosti: hanno dominato negli episodi, nei duelli e nella lettura della
partita.
Il simbolo è stato Bremer, tornato titolare dopo tre
mesi come se il tempo non fosse mai passato. Ma la crescita è stata collettiva.
Anche nel ruolo più discusso, quello della prima punta, è arrivato finalmente
un segnale: Openda, sbloccatosi in campionato con la giocata più
semplice della sua stagione, sfruttando l'assist di McKennie.
Dall'altra parte, una Roma confusa e fragile,
coerente con i suoi limiti stagionali. Gasperini ha insistito sul solito
e inefficace sistema senza una prima punta di riferimento, ribadendo la
sua sfiducia verso Ferguson, poi certificata anche nel post-partita con
parole pesanti che rischiano di lasciare scorie. L'irlandese, paradossalmente,
ha fatto meglio di un Dybala evanescente, ancora una volta fuori dal
match nei momenti decisivi.