Il Milan si ferma a Roma, il Napoli resta in agguato
A sbiadire sul più bello è invece il Milan. A Roma arriva la terza sconfitta, la seconda senza Adrien Rabiot, assente anche nell'1-1 contro il Como. Al suo posto Jashari, apparso timido e lontano anni luce per carisma e presenza fisica.
La Lazio, per una sera, ritrova i suoi tifosi prima della ripresa dello sciopero annunciato. Ritrova anche il senso del proprio campionato: emozionarsi, battere una grande, giocare per la maglia. Tutte cose che i cinici liquidano con una risata, ma che forse restano l'essenza del calcio.
Il Milan invece mostra ancora i limiti che hanno accompagnato tutta la stagione: poca personalità e scarsa attenzione. Allegri ha ammesso che non ricordava un primo tempo con così tanti contropiedi subiti. Vero, ma la domanda sul perché andrebbe rivolta proprio a lui.
I biancocelesti hanno fatto la loro partita tipica contro le big: blocco basso e verticalizzazioni improvvise per le sue frecce, da Tavares a Isaksen. Ed è proprio il danese, al secondo o terzo tentativo, a sfruttare il vuoto lasciato da Estupinan per battere Maignan sul secondo palo.
Il piano rossonero probabilmente era arrivare allo 0-0 fino al sessantesimo per poi accelerare con le "marce alte". Il gol laziale manda tutto all'aria. Allegri cambia sistema più volte, inserisce Bartesaghi e Athekame nella difesa a quattro, ruota attaccanti ed esterni, ma senza trovare ordine. Anche perché l'altro grande problema resta l'attacco: tre gol nelle ultime quattro partite, due dei quali segnati da difensori come Pavlovic ed Estupinan.
Nel finale il Milan attacca in maniera confusa: tanti corner, qualche uscita coraggiosa del secondo portiere Motta, un gol annullato ad Athekame per mano e la scenata di Leao al momento del cambio. Un episodio che promette strascichi, anche perché il portoghese è stato tra i peggiori e persino ignorato dai compagni, con Tare che lo rimprovera dalla tribuna. Altro che scudetto: il Milan dovrebbe forse guardarsi dietro, considerando il pragmatismo di Como e Juventus che potrebbe alzare la quota Champions oltre i tradizionali 75 punti.
Intanto il Napoli resta in agguato. A -9, con solo tre punti in meno rispetto alla scorsa stagione scudetto, chiusa a 82 punti. Vincendo le ultime nove arriverebbe a 86: ipotesi estrema, certo, ma sufficiente per alimentare qualche sogno.
Anche contro il Lecce la squadra di Conte non ha incantato. Primo tempo regalato, poi però capacità di soffrire e qualità che prima o poi emergono. È bastato un De Bruyne a ritmo controllato per dare ordine alla manovra e alla fine è arrivato persino il gol di Politano, uno dei simboli del contismo. A Napoli qualcuno già discute del terzo anno di Don Antonio, ma forse sarebbe più prudente aspettare almeno un paio di giornate prima di archiviare la stagione.