L’ arte come un sussurro di realtà
Carlo Maratti a Palazzo Sciarra Colonna
C'è un momento, entrando in una mostra o soffermandosi davanti a una pala d'altare, in cui il tempo sembra contrarsi.
Il Seicento romano, con le sue tensioni spirituali e il suo bisogno di ordine, torna improvvisamente presente. È in questo spazio sospeso che si colloca l'arte di Carlo Maratti, pittore colto e raffinato, per lungo tempo considerato un custode della tradizione più che un innovatore. Invero, osservando oggi le sue opere, emerge con chiarezza quanto la sua pittura abbia inciso profondamente sull'immaginario artistico europeo, offrendo una risposta misurata e consapevole agli eccessi del barocco più teatrale.
Nel panorama della pittura italiana tra Seicento e primo Settecento, il nome di Carlo Maratti occupa una posizione di assoluto rilievo. Per decenni fu uno dei pittori più richiesti della Roma papale, punto di riferimento per committenti ecclesiastici e aristocratici, nonché modello per intere generazioni di artisti.
Oggi, a distanza di oltre tre secoli dalla sua morte, la figura di Carlo Maratti torna al centro dell'attenzione critica e del pubblico grazie a una mostra a lui dedicata allestita a Palazzo Sciarra Colonna, nel cuore di Roma. Ripercorrere la sua vita, analizzare il suo stile e soffermarsi sulle sue opere più importanti consente non solo di comprendere meglio un protagonista della storia dell'arte italiana, ma anche di cogliere il senso profondo di questa rinnovata celebrazione contemporanea.

Una vita di ambizione
Carlo Maratti nacque nel 1625 a San Germano di Camerano, nelle Marche. Fin da giovanissimo manifestò un talento precoce per il disegno, tanto da attirare l'attenzione delle autorità religiose locali, che ne favorirono il trasferimento a Roma. La città eterna rappresentò per Maratti non solo il luogo della formazione, ma anche l'orizzonte definitivo della sua carriera artistica.
A Roma entrò nella bottega di Andrea Sacchi, uno dei principali sostenitori di un barocco classicista, ispirato alla misura e alla chiarezza compositiva di Raffaello e dell'antico. Il rapporto con Sacchi fu determinante, infatti, Maratti assimilò una concezione dell'arte fondata sull'ordine, sull'armonia e sul controllo espressivo, in netta contrapposizione alle soluzioni più dinamiche e teatrali di altri protagonisti del barocco romano.
Nel corso degli anni Cinquanta e Sessanta del Seicento, Maratti iniziò a ottenere importanti commissioni, soprattutto per pale d'altare e decorazioni sacre. Il suo successo fu progressivo ma solido, fino a renderlo uno degli artisti più autorevoli della Roma pontificia. Dopo la morte di figure dominanti come Pietro da Cortona e Gian Lorenzo Bernini, Maratti divenne un vero e proprio arbitro del gusto artistico ufficiale, incarnando una linea stilistica considerata decorosa, dotta e adatta alla rappresentazione dei valori della Chiesa.
Morì a Roma nel 1713, lasciando un'eredità artistica vastissima e a lungo dominante, anche se destinata a essere ridimensionata dalle nuove sensibilità del Settecento e, successivamente, del Neoclassicismo.

Tra classicismo e barocco
Lo stile di Carlo Maratti può essere definito come una sintesi raffinata tra classicismo e barocco. Se da un lato egli rifiutò gli eccessi drammatici, le torsioni violente e il pathos esasperato di certa pittura barocca, dall'altro seppe comunque adottare un linguaggio aggiornato, capace di parlare al suo tempo. Le sue composizioni sono ampie e ben ordinate, i personaggi disposti secondo schemi chiari, le emozioni espresse con misura e dignità.
Il riferimento costante a Raffaello è uno degli elementi più evidenti della sua poetica. Maratti recuperò la grazia delle figure, la limpidezza delle linee e la luminosità dei colori, reinterpretandole in chiave moderna. La sua pittura mira a coinvolgere lo spettatore non attraverso lo stupore o la sorpresa, ma mediante una contemplazione serena e razionale.
Grande importanza assume anche l'uso del colore, sempre calibrato e armonioso. Le tonalità sono calde ma mai violente, la luce è diffusa e contribuisce a definire i volumi senza creare contrasti troppo marcati. Questo stile si rivelò particolarmente adatto alla pittura sacra, genere nel quale Maratti eccelse e che gli valse una fama duratura.
Accanto alle opere religiose, Maratti si distinse anche come ritrattista. Nei suoi ritratti emerge una notevole capacità di cogliere la psicologia del soggetto, restituendone il rango sociale e il carattere senza indulgere in artifici decorativi. I ritratti papali e aristocratici che realizzò testimoniano un equilibrio perfetto tra verosimiglianza e idealizzazione.

Le opere più importanti
Tra le opere più significative di Carlo Maratti si annoverano numerose pale d'altare e dipinti devozionali, disseminati in chiese e collezioni europee. Uno dei temi ricorrenti della sua produzione è quello mariano, che gli valse l'appellativo, talvolta usato dalla critica, di "pittore delle Madonne". In queste opere la Vergine appare come una figura composta, idealizzata, esempio di bellezza spirituale e umana al tempo stesso.
Un dipinto emblematico della sua maturità è la Visitazione al sepolcro con la Vergine e le tre Marie, in cui il racconto evangelico viene tradotto in una scena di intenso raccoglimento emotivo. Le figure sono disposte con grande equilibrio, e il dolore è espresso attraverso gesti misurati e sguardi eloquenti, senza alcuna concessione al patetismo.

Di grande rilievo è anche la sua produzione ritrattistica. Il Ritratto di Gaspare Marcaccioni, oggi considerato uno dei suoi capolavori, mostra la straordinaria capacità di Maratti di fondere introspezione psicologica e raffinatezza formale. Il personaggio emerge con naturalezza dallo spazio pittorico, in un dialogo silenzioso con lo spettatore.
Non mancano infine opere di soggetto mitologico e allegorico, che testimoniano la versatilità dell'artista e il suo interesse per i temi dell'Arcadia e della classicità antica. Anche in questi casi, la narrazione è sempre subordinata alla chiarezza compositiva e alla bellezza ideale delle forme.

La mostra a Palazzo Sciarra Colonna
La mostra attualmente allestita a Palazzo Sciarra Colonna a Roma rappresenta un'occasione preziosa per riscoprire Carlo Maratti alla luce degli studi più recenti. Inserita nel contesto delle celebrazioni per il quarto centenario della nascita dell'artista, l'esposizione propone un percorso articolato e coerente, capace di restituire la complessità della sua figura.
L'allestimento riunisce opere provenienti da collezioni pubbliche e private, italiane e internazionali, offrendo una panoramica ampia della produzione di Maratti. Il percorso espositivo mette in dialogo dipinti sacri, ritratti e soggetti profani, evidenziando la continuità stilistica e la varietà tematica dell'artista.

La perfezione della pittura
Carlo Maratti fu molto più di un pittore "classico" in un'epoca barocca. La sua arte rappresenta un punto di equilibrio tra tradizione e modernità, tra rigore formale e sensibilità narrativa. Per lungo tempo celebrato e poi parzialmente dimenticato, Maratti è stato spesso letto come simbolo di un'arte ufficiale e accademica, quando in realtà il suo linguaggio visivo rispondeva a un'esigenza profonda di chiarezza, misura e comunicazione.
Rileggere oggi la sua opera significa interrogarsi sul ruolo dell'arte nei momenti di transizione storica: Maratti seppe dare forma a un ideale di bellezza condivisa, capace di parlare a un pubblico ampio senza rinunciare alla qualità e alla profondità intellettuale. In un'epoca segnata da conflitti estetici e spirituali, la sua pittura offrì una via di equilibrio e di sintesi.
La mostra di Palazzo Sciarra Colonna contribuisce in modo decisivo a questa riscoperta, restituendo al visitatore non solo un grande maestro del passato, ma anche un artista sorprendentemente attuale. Uscendo dalle sale espositive, si ha l'impressione che Carlo Maratti non appartenga soltanto alla storia dell'arte, ma continui a dialogare con il presente, invitandoci a riscoprire il valore della misura, della luce e dell'armonia in un mondo spesso dominato dall'eccesso.
- Luca Cianci
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