- Ivan cosa rappresenta per lei il nuoto e come pensa che possa essere sempre più conosciuto e praticato dai giovanissimi?
Il nuoto è sempre stata una parte fondamentale della mia vita, io ho sempre praticato nuoto. Quando ero piccolo non andavo molto volentieri a nuotare, ma grazie all'amore per questo sport che mi hanno trasmesso i miei genitori, ho compreso che avevo davanti un grande progetto di vita. Con il tempo ho capito di essere portato per questo sport, e perseguo tanti obbiettivi sportivi oggi.
Il nuoto è per me un una grande scuola di vita, oltre che essere il mio vero e proprio lavoro perché sono orgoglioso di essere nel Gruppo Sportivo dell'Esercito Italiano. In realtà io ho sempre preso seriamente le cose che faccio, esattamente come un lavoro; infatti, già da quando solo un bambino per me il nuoto è stato il mio lavoro. La cosa che mi piace di più nel nuoto è gareggiare e mi permette di soddisfare, piano piano, i miei obiettivi che sono andati crescendo.
Per quanto riguarda i giovanissimi, penso che il nuoto sia lo sport più praticato in Italia insieme al calcio, ed è giusto che sia così, che i giovani approccino al nuoto, come stanno facendo oggigiorno.
Per incentivare questi giovani a partecipare, per me, dovrebbe esserci più esposizione mediatica delle gare di nuoto. Per esempio, basta guardare ciò che avviene con il Trofeo Sette Colli che è sempre pieno di bambini che fanno già parte delle squadre di nuoto e che magari intendono approcciarsi a questo sport.
Avere più eventi di questa portata permette al nuoto di creare una visibilità mediatica più elevata, divenendo un sicuro incentivo per i giovanissimi a praticare questo sport.
Il nuoto è una disciplina difficile, che richiede tanto allenamento e sacrificio, e che non garantisce il successo.