Il frastuono di San Siro, il rebus Champions e la bagarre salvezza

19.02.2026

La 25ª giornata non è stata solo calcio giocato, quello che interessa a noi. È stata rumore, polemica, nervi scoperti. È stata Inter-Juventus 3-2, una partita troppo grande per restare dentro i novanta minuti.

Inter-Juve 3-2, tra VAR e veleni: la notte che riaccende il caos arbitrale

A San Siro si è seppellito definitivamente l'incompleto protocollo VAR che vieta di intervenire sulle seconde ammonizioni. In una gara così, con episodi così, sarebbe servito un colpo di mano, una forzatura alla Collina. Invece no: regolamento rigido, polemiche elastiche.

In 11 contro 11, la Juventus si era fatta preferire. Pressione alta, coraggio, organizzazione. Luciano Spalletti ha costruito l'ennesimo miracolo sportivo prendendo la capolista uomo su uomo con Miretti, Locatelli, Kalulu, McKennie. Ma il limite tecnico individuale riaffiora sempre nei dettagli: l'errore in palleggio, la pallaccia sanguinosa, la giocata che non pulisce l'uscita.

La Juve paga questo: l'autogol di Cambiaso nasce da una leggerezza, il blackout di Di Gregorio pesa, l'episodio tra Kalulu e Alessandro Bastoni incendia tutto. E intanto i numeri gridano: otto gol subiti nelle ultime tre partite. Fragilità strutturale, che Spalletti prova a coprire alzando il baricentro di trenta metri.

Dall'altra parte, l'Inter continua a zoppicare negli scontri diretti. Lo ha ammesso anche Cristian Chivu: i passi falsi pesano. Pesa un Lautaro ancora in ombra. Pesa la gestione delle gerarchie offensive, perché il gol bellissimo di Pio Esposito su assist di Dimarco è un messaggio chiaro: il "ragazzino" è pronto.

Brilla Zielinski, MVP del bimestre gennaio-febbraio. Stonano Luis Henrique e un Sommer alterno: decisivo a tratti, immobile sul 2-2 di Locatelli.

E poi il tema etico. Bastoni, difensore nerazzurro incline, come altri suoi colleghi nel resto del campionato, a furbate come quella di sabato sera, l'ha fatta grossa restando clamorosamente impunito. L'esultanza successiva accende gli animi di tutti e già si moltiplicano gli appelli, un po' retorici, per squalifiche esemplari o addirittura per escluderlo dalla Nazionale in vista dei playoff di marzo. Ma il calcio italiano non è mai stato terra di capestri morali, anzi, sa meglio di tutti quanto il fine giustifichi i mezzi, ma a Chivu, che ha consigliato a Kalulu di tenere le mani a posto visto che era già ammonito, chiediamo se avrà fatto in privato una ramanzina anche al suo difensore, che da ammonito ha simulato un colpo trascinando la gamba e, regolamento alla mano, avrebbe lasciato l'Inter in dieci per un'ora per doppia ammonizione.

Il più lucido resta Spalletti: niente giustizia sommaria, ma una risposta elegante alle parole di Chivu su Kalulu: "Mi dispiace che Kalulu dopo due torti colossali debba anche prendersi del bischero da Chivu, che gli dice come dovrebbe comportarsi. Mi darebbe la possibilità, ora, di parlare del comportamento dei calciatori dell'Inter, che è una cosa che io non debbo fare". Fine. Punto a capo.

Prestazioni da big: Roma e Napoli tengono il passo, il Milan prima insegue, poi arranca

Dietro, la classifica si muove eccome.

Il Milan è secondo e allunga: +4 su Napoli e addirittura +7 sulla Roma, attuale +8 sulla Juventus quinta. A Pisa ha vinto come sa fare: cinico, quasi carognesco. Gol al primo tiro con Loftus-Cheek, rigore sbagliato da Fullkrug, blackout che riapre la partita e zampata finale del mai domo Luka Modric al secondo tiro in porta. Non domina, ma colpisce. E la classifica premia chi sbaglia meno. La gara di ieri sera col Como di Fabregas, impiccata dall'errore grossolano di Maignan, ha un'altra volta evidenziato i limiti nella produzione, ma anche la capacità di non perdere praticamente mai. I rossoneri sono imbattuti in campionato dal 23 agosto.

Al Maradona finisce 2-2 tra Napoli e Roma. Una gara che racconta due verità.

La prima: il Napoli di Antonio Conte è vivo. Soffre, stringe i denti, ma non molla. Tiene il vantaggio nello scontro diretto e trova risposte anche dalla panchina.

La seconda: la Roma, per la prima volta in stagione, perde punti da situazione di vantaggio. Due volte avanti, due volte ripresa. Un episodio sfortunato sulla deviazione di Pisilli nel gol di Spinazzola per il momentaneo 1-1, un errore di impostazione e di posizionamento difensivo sul gol di Alisson Santos. Eppure, c'è un segnale forte: Donyell Malen è l'uomo mercato di gennaio. Intensità da Premier, attacco continuo alla profondità, doppietta da centravanti vero: Il primo su azione, con il primo assist di Zaragoza, il secondo su rigore calciato benissimo dopo il fallo di Rrahmani su Wesley, che ha causato l'infortunio di entrambi i giocatori ed entrambi da valutare. La Roma è la squadra che si è rinforzata di più tra le prime cinque.

Ma ora arriva il nodo: l'Europa del giovedì. Nel lungo periodo può pesare, può togliere brillantezza, può costare punti.

Il punto sulla lotta salvezza

Alla Unipol Domus va in scena uno dei colpi di giornata: Lecce batte 2-0 il Cagliari con pieno merito. Segna Gandelman, già al secondo centro in campionato: senso del gol, presenza in area, qualcosa che al Lecce era mancato per mesi. Poi la perla da fuori di Ramadani. Su entrambi i gol, responsabilità più o meno gravi di Elia Caprile, portiere di talento che ogni tanto sembra staccare la spina nei momenti chiave. Il risultato cambia la percezione. Il Cagliari, che si sentiva relativamente al sicuro, scopre che la zona rossa non è poi così lontana.

Dando un'occhiata alla classifica, il quadro è chiaro: a parte Verona e Pisa, che sembrano ormai condannate, la bagarre è totale. Terz'ultima la Fiorentina a 21 punti. A quota 24 tre squadre: Lecce, Cremonese e Genoa.

I salentini hanno agganciato realtà che un mese fa parevano lontanissime, grazie a due vittorie consecutive contro Udinese e Cagliari. Non veri e propri scontri diretti, ma colpi pesantissimi.

A 27 punti non può dirsi tranquillo nemmeno il Torino, sconfitto in casa dal Bologna e intrappolato in una "crisetta" permanente. Non sembra l'ambiente ideale per stringersi a riccio e portare a casa quei 10-11 punti che serviranno nelle prossime tredici giornate.

Chi respira un filo meglio è il Parma, a 29 punti, reduce da due vittorie consecutive – evento che in Serie A non si vedeva dal 2020 – grazie al cinismo ormai proverbiale degli uomini di Cuesta. Ancora una volta successo a tempo scaduto, stavolta con Pellegrino.

E ora il calendario: Roma-Cremonese; Lecce-Inter; Fiorentina-Pisa, con in mezzo la Conference dei viola contro il Jagellonia, più disturbo che priorità; E soprattutto Genoa-Torino, con i granata che, in caso di sconfitta, verrebbero risucchiati definitivamente nella zona più calda.

Chi è salvo e chi no? Nessuno davvero, a parte forse chi ha già salutato. La verità è che la lotta salvezza quest'anno non è una corsa a tre, ma una trincea collettiva in cui basta una vittoria, come quella del Lecce in Sardegna, per riscrivere gerarchie e paure nel giro di novanta minuti.

- Nicolò Mencarini


Il calcio è beffardo. Sembra caotico, casuale, a volte anche ingiusto. Non si assenta mai, tuttavia, quando c'è la possibilità di far venire i nodi al pettine. Dà sempre a tutti la possibilità di dimostrare di valere, o al contrario, di essere un falso. Giocatori che si confermano dopo mezza stagione di grande impatto, altri che vivacchiano in ...

Ci si chiede sempre il motivo delle cose. Si forza il ragionamento causa-effetto per arrivare a capire il perché una determinata esperienza sia andata in un certo modo, il perché una scelta personale si sia rivelata fallimentare, o quanto meno deludente. Cerchiamo di razionalizzare, per comprendere il fattore che si è interposto a nostro discapito....