“Il dottor Živago e la scoperta più pericolosa: quando l’amore rende una persona insostituibile”

11.02.2026

Ci sono alcuni autori che appartengono alla letteratura e poi ce ne sono altri che appartengono al tempo. Boris Pasternak è uno dei pochi che appartiene ad entrambi. Nato il 10 febbraio 1890 a Mosca, in una Russia ancora imperiale, ma già attraversata da tensioni profonde e irreversibili, Pasternak non fu soltanto uno scrittore, né soltanto un poeta. Fu uno dei principali testimoni della frattura più radicale del Novecento. Il momento in cui la storia smise di essere un semplice sfondo e divenne una forza capace di entrare nelle vite, nelle coscienze, nei sentimenti, e perfino nell'amore.

Ricordarlo oggi significa non dimenticare la sua resistenza silenziosa. Una resistenza che non si espresse attraverso proclami o rivoluzioni, ma attraverso qualcosa di infinitamente più fragile e potente ossia la fedeltà, la verità interiore, la dignità dell'essere umano contro ogni tentativo di ridurlo a funzione, a numero e a strumento.

Il suo capolavoro, Il dottor Živago, pubblicato per la prima volta in Italia nel 1957 dopo essere stato rifiutato in Unione Sovietica, è molto più di un romanzo. È una confessione, una testimonianza, e in un certo senso un atto di accusa.

La rivoluzione e la solitudine dell'uomo

Jurij Živago è un medico e un poeta. Questa doppia natura non è casuale. Il medico cura i corpi, il poeta custodisce il significato delle cose. In lui convivono la concretezza della vita e la sua interpretazione più profonda. Ed è proprio questa sensibilità a renderlo incompatibile con il mondo che si sta formando attorno a lui.

La Rivoluzione russa del 1917, che nella retorica ufficiale avrebbe dovuto liberare l'uomo, nel romanzo appare come un processo ambivalente, segnato da un paradosso fondamentale, infatti, nel tentativo di emancipare l'umanità, finisce per schiacciare l'individuo.

Živago non è un oppositore politico. Non organizza resistenze, non guida rivolte, non pronuncia discorsi. La sua opposizione è più radicale, perché è esistenziale. Egli continua a sentire, a osservare, a ricordare. Continua a considerare ogni persona come unica e irripetibile, in un mondo che invece comincia a ragionare per categorie, per funzioni, per utilità.

Il nuovo ordine esige uniformità. Živago, invece, rimane irriducibilmente singolare. Ed è proprio questa singolarità a renderlo estraneo al suo tempo.

Il comunismo, così come emerge dal romanzo, non è soltanto un sistema economico o politico, ma una visione del mondo che pretende di subordinare la vita concreta a un'astrazione storica. Il futuro diventa più importante del presente, l'umanità più importante degli uomini, il progetto più importante delle persone.

Ogni volta che si sacrifica l'individuo in nome di un'idea, si perde esattamente ciò che si pretendeva di salvare. 

L'amore come atto di resistenza

Se la storia, nel romanzo, appare spesso come una forza cieca e impersonale, l'amore rappresenta il suo contrario. Non perché sia più forte, ma perché è più vero.

L'incontro tra Jurij e Lara non è semplicemente un evento narrativo. È una rivelazione.

Non nasce in un momento di pace, ma nel pieno della disgregazione. Non è facilitato dalle circostanze, ma continuamente ostacolato da esse. E tuttavia, proprio per questo, acquista un valore assoluto.

Ci sono incontri che sembrano avvenire fuori dal tempo. Non perché durino per sempre, ma perché, una volta avvenuti, cambiano per sempre il modo in cui il tempo viene percepito.

Jurij e Lara non si appartengono mai completamente. La loro storia è fatta di separazioni, di ritorni, di silenzi, di attese. Eppure, in ogni loro incontro, si manifesta qualcosa che nessuna rivoluzione, nessuna guerra, nessun sistema politico può realmente controllare.

L'amore, in Il dottor Živago, non è evasione dalla realtà. È la sua forma più intensa. È il luogo in cui l'individuo torna ad essere irriducibile, non sostituibile, non replicabile.

In un mondo che tende a rendere tutto intercambiabile, l'amore restituisce unicità. Ed è forse questa la sua dimensione più profondamente sovversiva.

Perché amare qualcuno significa riconoscere che quella persona non potrebbe mai essere sostituita da un'altra. Significa accettare che esista qualcosa che sfugge a ogni logica di utilità.

Qualcosa che esiste semplicemente perché esiste.

La memoria contro l'oblio

Uno degli aspetti più toccanti del romanzo è la sua attenzione alla memoria. Non la memoria storica ufficiale, fatta di date e di eventi, ma quella personale, fatta di dettagli apparentemente insignificanti come uno sguardo trattenuto un istante più del necessario, come una presenza percepita prima ancora che compresa, o come un silenzio che dice più di qualsiasi parola.

La storia ufficiale tende a cancellare queste cose. Non perché siano irrilevanti, ma perché non sono controllabili. Eppure, sono proprio queste cose a costituire la sostanza autentica della vita.

Ciò che rimane, alla fine, non sono i grandi eventi, ma i momenti in cui si è sentito qualcosa di autentico. Momenti spesso brevi, talvolta impercettibili agli altri, ma capaci di modificare per sempre la traiettoria interiore di una persona.

A volte basta accorgersi della presenza di qualcuno, senza che nulla venga detto, perché qualcosa cambi. Non esteriormente, non immediatamente, ma in modo irreversibile.

Come se da quel momento in poi ogni esperienza dovesse confrontarsi con quella consapevolezza. E forse è proprio questa la forma più discreta e più radicale della memoria: quella che non chiede nulla, ma non scompare.

La sconfitta apparente e la vittoria invisibile

Dal punto di vista esteriore, la vita di Jurij Živago può apparire come una sconfitta. Egli perde progressivamente tutto: la sua stabilità, la sua sicurezza, i suoi affetti, il suo riconoscimento sociale. Non diventa un eroe della rivoluzione, non entra nella storia ufficiale, non lascia dietro di sé un potere visibile, ma tuttavia, la sua vera vittoria si colloca su un altro piano.

Živago non smette mai di essere se stesso.

Non smette mai di percepire la bellezza, di interrogarsi, di amare.

Non smette mai di riconoscere, negli altri, qualcosa che va oltre il ruolo, oltre la funzione, oltre le circostanze.

In un'epoca che esige conformità, egli rimane interiormente libero. Ed è proprio questa libertà, invisibile e incalcolabile, a costituire la sua forma più autentica di resistenza.

Il potere può controllare le azioni, ma non può controllare completamente ciò che una persona sente. Può imporre il silenzio, ma non può impedire che qualcosa continui ad esistere nel pensiero. Può separare i corpi, ma non può cancellare ciò che è stato realmente vissuto.

Pasternak e il coraggio della verità

Quando Pasternak completò Il dottor Živago, sapeva che non sarebbe stato pubblicato nel suo paese. Sapeva che il suo contenuto era incompatibile con la narrazione ufficiale. E tuttavia, lo scrisse lo stesso.

Questo gesto, apparentemente letterario, è in realtà profondamente umano. Perché scrivere, in quel contesto, significava affermare che esiste qualcosa che merita di essere detto, anche quando dirlo comporta conseguenze.

Nel 1958, Pasternak ricevette il Premio Nobel per la Letteratura. Fu un riconoscimento straordinario, ma anche una condanna implicita. Sottoposto a una campagna di diffamazione e a pressioni politiche insostenibili, fu costretto a rifiutarlo.

Non gli fu perdonato di aver raccontato la verità dell'esperienza umana al di fuori delle categorie imposte. 

Ciò che rimane

A distanza di decenni, Il dottor Živago continua a essere letto non soltanto per il suo valore storico o letterario, ma perché parla di qualcosa che non appartiene a un'epoca specifica. Parla di ciò che accade quando il mondo cambia più velocemente delle persone.

Parla di ciò che accade quando ci si accorge che alcune presenze, pur non occupando ufficialmente uno spazio nella nostra vita, finiscono per modificarne silenziosamente la direzione.

Parla di ciò che accade quando si comprende che esistono incontri che non possono essere spiegati, né pianificati, né replicati.

E che, proprio per questo, diventano essenziali.

La lezione più profonda insegnataci da Pasternak è che la storia può attraversare le vite, può sconvolgerle, può perfino distruggerne l'equilibrio, ma esiste una dimensione che rimane irriducibile.

La dimensione in cui una persona riconosce un'altra persona come unica.

In cui, anche senza dichiarazioni, anche senza promesse, anche senza futuro, qualcosa è già accaduto.

E continuerà, in qualche modo, ad accadere.

Perché ci sono verità che non hanno bisogno di essere pronunciate per esistere.

E amori che, proprio nel loro rimanere incompiuti, diventano immortali.

- Luca Cianci


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