Il derby al Milan, dietro è battaglia: si fa avvincente la lotta per la Champions

11.03.2026

Derby di Milano: vince ancora il Milan, campionato riaperto?

Il derby della 28ª giornata si chiude come quello dell'andata: 1-0 per il Milan contro l'Inter. Un risultato che si ripete identico e che riporta alla memoria l'ultima volta in cui accadde una cosa simile in campionato, stagione 2016/17, quando entrambe le sfide finirono 2-2 tra due squadre molto meno attrezzate ma capaci di regalare partite imperfette e vibranti. Questa volta, almeno sulla carta, il livello dovrebbe essere più alto: l'Inter guida la classifica e il Milan la segue da vicino. Eppure il derby continua a comportarsi come una sorta di veleno che annebbia mente e gambe: qualità poca, nervosismo tanto, errori tecnici a raffica.

Il caos comincia quasi subito. Al secondo minuto Sommer combina un pasticcio che per poco non viene trasformato in gol da Luka Modric, probabilmente il più raffinato tra i ventidue in campo. Allegri prova a sorprendere Chivu impostando un pressing molto alto: non sempre coordinato, spesso persino disordinato, ma sufficiente a colpire allo stomaco un'Inter che arriva al derby con qualche preoccupazione di troppo, anche per via di cinque stracittadine consecutive senza vittoria.

Dopo una ventina di minuti la partita torna in equilibrio, ma i nerazzurri non riescono praticamente mai a creare pericoli veri. L'attacco di emergenza formato da Bonny e Pio Esposito, chiamato a sostituire gli assenti Lautaro Martinez e Thuram, perde quasi ogni duello con Pavlovic e De Winter. Anche il contributo del centrocampo è rivedibile, ma il momento decisivo arriva al minuto 35: Luis Henrique perde completamente la traccia del movimento di Estupinan, che riceve l'assist illuminante di Fofana e scarica sotto la traversa una conclusione violentissima che batte Sommer.

Paradossalmente, due minuti prima era stata l'Inter ad avere l'occasione più grande. Mkhitaryan si infila in area con un'azione molto simile a quella con cui segnò nel derby di Champions del 2023, ma questa volta gli mancano brillantezza e lucidità: il tiro finisce contro il petto di Maignan.

Se nel derby d'andata la differenza era stata fatta dai portieri, questa volta il confronto decisivo è sugli esterni mancini: Estupinan supera Dimarco, cosa che pochi avrebbero previsto. L'interista interrompe la sua serie di gol e assist divorandosi una clamorosa occasione nel secondo tempo, probabilmente la migliore chance nerazzurra della ripresa.

Le mosse di Chivu non aiutano: alcune scelte risultano difficili da comprendere, come l'ingresso di Frattesi – versione "grado zero" – o la sostituzione di Bisseck proprio quando l'Inter avrebbe potuto sfruttare i calci piazzati per tentare l'assalto finale. Il risultato è che Maignan, nella ripresa, si limita quasi esclusivamente a uscire e rinviare dal fondo.

Il derby rimane brutto, ma soprattutto per responsabilità dell'Inter. L'emblema della sua serata storta è il violento intervento di Bastoni sul ginocchio di Rabiot che finisce per causare l'infortunio dello stesso difensore nerazzurro, episodio che fa drizzare le antenne pensando alla nazionale.

Poi c'è l'ultimo atto, quello destinato a far discutere: al 95' il pallone tocca il braccio di Ricci dentro l'area milanista. Braccio leggermente largo, ma senza aumentare realmente il volume del corpo: una situazione sospesa tra rigore e non rigore, il classico episodio da cinquanta e cinquanta – forse 52% penalty e 48% no. Uno di quei casi che generano polemiche in qualunque direzione. Il commentatore arbitrale Luca Marelli ha giudicato corretta la decisione di non assegnare il rigore e probabilmente la stessa linea verrà ribadita da Rocchi, ma la sensazione di incertezza resta, anche perché in questa stagione sono stati concessi penalty per tocchi molto meno evidenti.

Da segnalare, però, l'atteggiamento dei protagonisti interisti, Dimarco e Chivu in testa: niente scenate, niente assalti all'arbitro. "C'è stato il check, hanno deciso: andiamo avanti". Una reazione quasi sorprendente per un episodio che, in altre circostanze, avrebbe incendiato la notte di San Siro

Zona Champions: bagarre totale

Alle spalle delle due milanesi, la lotta per la Champions League si trasforma sempre più in una vera tonnara, perché quasi tutte le pretendenti fanno il loro dovere. L'unica a cadere clamorosamente è la Roma, protagonista di una domenica da dimenticare.

I giallorossi scivolano proprio nel "cavallo di Troia" costruito dall'amico Daniele De Rossi, che presenta una formazione sorprendente: fuori Malinovsky, Vitinha, Colombo e Aaron Martin; dentro invece Ekhator, Sabelli, Masini ed Ekuban. Non si tratta di un favore alla Roma, come qualcuno potrebbe insinuare, ma di una risposta aggressiva alla presunta aggressività della squadra di Gasperini, sempre più rattoppata in attacco. Malen non può fare miracoli ogni settimana e con Venturino e Pellegrini a supportarlo è difficile pensare di arrivare in Champions. La partita finisce 2-1: prima l'ingenuità di Pellegrini che provoca il rigore trasformato da Messias, poi la zampata decisiva di Vitinha.

Chi non sbaglia è invece la Juventus. I bianconeri impiegano quasi un'ora per scardinare l'autobus parcheggiato dal Pisa davanti alla propria area, ma una volta svitati i bulloni la partita cambia completamente. Finisce con quattro marcatori diversi – Cambiaso, Thuram, Yildiz e Boga – e ancora una volta senza il gol di una punta centrale. David, autore di un primo tempo disastroso, viene sostituito all'intervallo. Dalla prossima giornata, a Udine, dovrebbe tornare Vlahovic, ma il tema dell'attaccante sarà probabilmente uno dei nodi principali del mercato juventino dell'estate 2026.

Prosegue la corsa anche del Como, che passa a Cagliari senza incantare ma dimostrando una qualità fondamentale: questa squadra sa vincere anche quando gioca male. Non è poco, considerando che in Sardegna erano cadute sia Juventus sia Roma. Decide il quinto centro stagionale di Baturina e soprattutto una gemma luminosa di Da Cunha. Curiosamente, da qualche settimana la squadra di Fabregas sembra molto meno dipendente da Nico Paz: il talento argentino appare un po' in modalità risparmio, forse distratto dai pensieri legati al Real Madrid e al Mondiale, ma il Como continua comunque a macinare risultati. E domenica prossima arriva proprio Como-Roma, uno snodo che può pesare tantissimo.

Si stacca leggermente l'Atalanta, che contro l'Udinese entra in partita con quasi un'ora di ritardo. La sconfitta viene evitata grazie alla doppietta di testa di Scamacca, protagonista di una risalita nelle gerarchie di Gattuso proprio mentre si avvicinano i play-off di fine mese. Ma la Dea sembra avere già la testa all'andata degli ottavi di Champions contro il Bayern Monaco, che nel frattempo ha perso per infortunio il suo leader difensivo, il capitano Manuel Neuer.

Infine il Napoli, che batte 2-1 un Torino piuttosto arrendevole ma capace di far tremare gli azzurri nel finale. I campioni d'Italia incassano gol per la decima partita consecutiva, tra campionato e coppe: un dato decisamente poco "contiano". Tuttavia Conte può sorridere per il rientro di Anguissa e De Bruyne e per l'ennesima giocata decisiva di Alisson Santos, efficace anche quando parte titolare.

Insomma, la corsa alla Champions resta apertissima. E con il calendario che propone scontri diretti e incroci pericolosi, la sensazione è che la vera battaglia debba ancora cominciare.

- Nicolò Mencarini


Il calcio è beffardo. Sembra caotico, casuale, a volte anche ingiusto. Non si assenta mai, tuttavia, quando c'è la possibilità di far venire i nodi al pettine. Dà sempre a tutti la possibilità di dimostrare di valere, o al contrario, di essere un falso. Giocatori che si confermano dopo mezza stagione di grande impatto, altri che vivacchiano in ...