Il caso Signorini come esempio della qualità dell’informazione in Italia

30.12.2025

Chi avrebbe mai detto che il baluardo più saldo del diritto all'informazione, in Italia, sarebbe diventato Corona Fabrizio, nato a Catania il 29 Marzo 1974, "condannato definitivamente dalla Cassazione a 13 anni e 2 mesi di reclusione per reati continuati".

La legittima reazione ad un'affermazione del genere, in una società funzionante, dovrebbe essere un leggero sorriso sulle labbra, a sottolineare l'assurdità dello scenario. La vicenda di Alfonso Signorini, invece, ci lascia quest'ultimo regalo sotto l'albero. La realtà è che chi riesce a comprendere i meccanismi del mondo della comunicazione, soprattutto se questi si intrecciano con argomenti di cronaca profondamente legati a temi d'attualità, accetta amaramente il corso delle cose. L' unica cosa che può fare è indignarsi

Quindi, in questo articolo, ci indigniamo.

Al giorno d'oggi, con i social network, ci si indigna per tutto ciò che si legge, passando dal frivolo al falso. Ciò che invece avrebbe dovuto indignare è stato il trattamento da parte degli organi di informazione del caso Signorini. Per i pochi che non sanno di chi si parli: Alfonso Signorini era uno dei maggiori pilastri di Mediaset. Tremano le mani a scrivere una definizione del genere, ma effettivamente era così. Quello che verrà trattato in questo pezzo si poggia su questo postulato di partenza.

"Signorini Alfonso, nato a Milano il 7 Aprile 1964, è un giornalista, direttore editoriale della rivista settimanale CHI, conduttore del Grande Fratello dal '23 al '25 e del Grande Fratello Vip, dal 2020 al 2023". Era così bravo che gli avevano dato tutte queste cariche di prestigio assoluto, appartenenti ai più grandi salotti intellettuali della contemporaneità. La mitica rivista CHI, il cui titolo riprende la tipica reazione di un comune cittadino italiano che abbia la sfortuna di sfogliarla, in attesa in uno studio dentistico. In quelli in cui internet non prende, chiaramente.

In televisione però ci si rifà la bocca, perché il caro Alfonso faceva il conduttore del più grande reality italiano! Italiano… che dico, Internazionale!

Mettendo da parte l'ironia, che comunque ci farà da sfondo fino alla fine; questo era Alfonso Signorini. Fino all'uscita dei due episodi di Falsissimo l'opinione pubblica ha sempre proposto questa presentazione della sua scheda personale. Volto di Mediaset, conduttore, scrittore di libri sul significato dell'amore. Il tutto con la smielata narrazione sulla sua sessualità, che in alcuni casi gli ha permesso di essere ascritto a bandiera della comunità LGBTQ+.

"Amami quanto io t'amo".
"Amami quanto io t'amo".

Improvvisamente, però, sulla sua testa calva non si sono puntate solamente le luci di uno studio televisivo, ma della magistratura, con il ticchettio delle manette ad echeggiare. Rivelazioni di violenze, messaggi hot non richiesti, abusi di potere a scopo sessuale. Tutto ciò di cui, giustamente, ci si indigna, soprattutto nella nostra epoca. 

Le accuse di Fabrizio Corona sono pesanti, dipingono il nostro Alfonso in una maniera veramente bruttina, come direbbe Signorini stesso.

Eppure, non troverete servizi mattina/pomeriggio/sera sul caso, né tantomeno vi imbatterete nelle storie Instagram intasate, a denuncia degli abusi subiti da Antonio Medugno e non solo, da parte di Carlotta Vagnoli e le altre "paladine dei diritti" (solo alcuni, solo per alcune categorie della società). Forse quest'ultime hanno altro a cui pensare in questo momento... (https://www.chiusevirgolette.com/l/femministe-a-processo-la-fine-del-femminismo-social/</p>)

Niente di niente. 

I telegiornali avranno forse dedicato un minuto delle proprie edizioni alla vicenda... Viviamo in un paese in cui al TG1 sono stati rivelati in diretta nazionale nomi e cognomi di 5 individui accusati dal Presidente della Lazio Claudio Lotito di reati gravissimi, senza alcun straccio di prova per almeno tre di questi cinque. Invece, sul nostro caro Alfonso, silenzio assoluto. Mediaset lo ha protetto, accettando l'autosospensione come giusto pegno da pagare per rispondere alla gogna mediatica.

AUTOsospensione… è stato quindi Signorini a decidere, o almeno questo è ciò che si vuole far passare.

Sarebbe da chiedersi: ma se Signorini non fosse appartenuto ad una minoranza, e fosse quindi stato un maschio bianco, etero, cis, occidentale, con una grande passione per il calcio e per i motori, avrebbe subito il medesimo trattamento? 

In questo caso Carlotta Vagnoli, Fanpage, ed il resto delle celebri femministe da social, si sarebbero riversate in post di protesta e di rivoluzione, o no? 



E poi, Saverio Tommasi, dove sei?

Verrebbe da pensare che forse con Signorini la parola PATRIARCATO non si può utilizzare, e quindi non interessa a nessuno di loro.

A nessuno, se non a Fabrizio Corona, che pur di fare visualizzazioni venderebbe il più caro dei propri affetti, indipendentemente dal sesso e dai gusti.

Un' ultima precisazione. È evidente come il comportamento dei media tradizionali sia figlio di un sistema di potere che non permette, in tutte le occasioni, a chi si occupa d'informazione di agire liberamente. Delle volte alcuni bersagli sono più protetti di altri. 

Questi equilibri, stile Prima Repubblica, sono i reali fattori che portano Mediaset e la RAI a non agire immediatamente. Questo per sottolineare come non sia il fatto che Alfonso Signorini appartenga ad una minoranza a "proteggerlo". Sarebbe sbagliato, ed anche in un certo senso populista, diffondere un concetto simile.

Lo status symbol a cui Alfonso Signorini appartiene, tuttavia, funge da leggero scudo nei confronti di alcune porzioni che solitamente occupano il dibattito pubblico in temi del genere,  seguendo una corrente ideologica né razionale né ragionevole, e che invece, questa volta, si sono (forse) espresse con un'inedita pacatezza. (https://www.chiusevirgolette.com/l/femministe-a-processo-la-fine-del-femminismo-social/</p>)


- Matteo Fanelli


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