L'assenza di conoscenza del gioco
Il problema più grave, però, è un altro: molti arbitri
non conoscono il gioco del calcio. Lo applicano, non lo interpretano. Lo
sezionano, non lo capiscono. E questo genera mostri. Il rigore dato per il
fallo di mano su un tiro che finisce in curva — come il tentativo di Pobega in
Udinese-Bologna— è l'emblema di un criterio completamente scollegato dalla
realtà del campo: non c'è vantaggio, non c'è svantaggio, non c'è impatto
sull'azione. E allora cosa stai punendo? La teoria? Il letteralismo? La
geometria? Non il calcio, certamente.
Stesso discorso per il contatto nel derby fra Pavlovic e Thuram:
un pestone casuale mentre il cross parte e va dall'altra parte del campo. Un
episodio fuori contesto rispetto al gioco, ma trasformato in rigore perché il
regolamento, letto senza competenza calcistica, sembra suggerirlo. È l'idea che
ogni contatto sia punibile, indipendentemente dalla sua rilevanza. Una
follia.
L'assenza di conoscenza del gioco porta a un paradosso ormai
insopportabile: anche quando la tecnologia sceglie bene, noi continuiamo a
vedere il male. E l'episodio di ieri sera del gol annullato a David in Juventus–Udinese
lo ha dimostrato ancora una volta.
Nel giro di pochi minuti si è passati dalla certezza di un
errore clamoroso — il frame del fuorigioco semiautomatico tracciato su Bertola
invece che su Palma — alla scoperta che, invece, la decisione era corretta. Ma
il punto non è la decisione. È la sensazione. È quella specie di riflesso
condizionato per cui ormai ogni chiamata sembra sbagliata, distorta, manipolata
dalla prospettiva o dal metodo. Anche quando il VAR funziona, non è più
credibile. E questa sfiducia istintiva è il segnale più grave di tutti:
significa che il sistema si è rotto molto prima della tecnologia.
Questa miscela micidiale — difetti di regolamento, direttive
mal spiegate, mancanza di sensibilità calcistica — porta a ciò che oggi
viviamo: una totale imprevedibilità, un arbitraggio governato dal caso.
Non esiste più la coerenza. Non esiste più un criterio condiviso. Esiste solo
l'episodio e la roulette con cui verrà interpretato.