Il calcio è beffardo. Sembra caotico, casuale, a volte anche ingiusto. Non si assenta mai, tuttavia, quando c'è la possibilità di far venire i nodi al pettine. Dà sempre a tutti la possibilità di dimostrare di valere, o al contrario, di essere un falso. Giocatori che si confermano dopo mezza stagione di grande impatto, altri che vivacchiano in lidi esotici dai salari generosi, presidenti che vincono sporadicamente e altri che non c'arrivano manco vicini, allenatori che preferiscono il campo alle chiacchiere, allenatori che predicano.
Inter-Juventus, come solo le grandi notti di calcio sanno fare, ha concesso ai protagonisti la possibilità di dimostrare. Alla Juventus di essere la squadra convincente delle precedenti settimane, all'Inter di Lautaro Martinez di saper vincere uno scontro diretto. Per i protagonisti, in generale, era la possibilità di avere i riflettori del mondo puntati su sé stessi, e di prenderseli almeno per una notte. In particolare, il calcio è beffardo perché le cose tornano sempre indietro.
E non è certo colpa nostra se alla vigilia della gara, nella conferenza stampa di venerdì scorso, è stato proprio Christian Chivu ad insegnarci, con quel volto da uomo di sport che ne ha di lealtà da trasmettere, come non si debba discutere di arbitri, se poi non si è pronti a riconoscere quando gli errori pendano verso la propria sponda.
Non è colpa nostra se per tutta la stagione si è mostrato disinvolto, pacato e sorridente davanti alle telecamere, perché non ha nulla da nascondere o su cui tergiversare. Lui è come si presenta, e dice ciò che pensa.