I Don Chisciotte e i mulini a vento di oggi - 16 gennaio 1605

16.01.2026

Il 16 gennaio segna una data simbolica nella storia della letteratura europea. Esce la prima edizione del Don Chisciotte della Mancia di Miguel de Cervantes. Pubblicato nel 1605, il romanzo è spesso presentato come una grande parodia dei libri cavallereschi, o come il primo romanzo moderno. Ma ridurre il Don Chisciotte a esclusivamente ad un capolavoro letterario significa perdere una parte essenziale della sua forza: quella politica. Cervantes racconta un uomo che combatte battaglie sbagliate, in tempi sbagliati, contro nemici immaginari, eppure, proprio in questo scarto tra realtà e visione, il romanzo continua a parlarci con sorprendente attualità.

Oggi, a oltre quattro secoli di distanza, i mulini a vento di Don Chisciotte non hanno smesso di girare. Hanno cambiato forma, linguaggio e scenografia, ma continuano a occupare il centro del dibattito pubblico, soprattutto sul piano geopolitico e sociale. Celebrare il Don Chisciotte significa allora interrogarsi su quanto del suo protagonista sopravviva nei leader, nei movimenti e nelle narrazioni del presente.

Un romanzo nato in un mondo in crisi

Il Don Chisciotte nasce in una Spagna attraversata da profonde tensioni politiche, sociali ed economiche. L'impero spagnolo è ancora vastissimo, ma già mostra segni evidenti di declino. Le guerre prosciugano le risorse, le disuguaglianze si acuiscono, la distanza tra ideali proclamati e realtà quotidiana diventa sempre più evidente.

In questo contesto appare Alonso Quijano, un piccolo hidalgo di provincia che, leggendo troppi libri cavallereschi, decide di farsi cavaliere errante. Don Chisciotte non è soltanto un folle: è il prodotto di una società che continua a raccontarsi attraverso miti eroici mentre il mondo è ormai cambiato. Cervantes colpisce proprio qui, mostrando l'assurdità di applicare categorie obsolete a una realtà che richiederebbe nuove chiavi di lettura.

La politica, allora come oggi, è spesso il luogo privilegiato di questo scollamento. Programmi, slogan e battaglie vengono costruiti su modelli del passato, ignorando la complessità del presente. Don Chisciotte rappresenta una figura politica ante litteram, simbolo di chi confonde il racconto con la realtà.

I mulini a vento

L'episodio dei mulini a vento è diventato una delle metafore più potenti della cultura occidentale. Don Chisciotte scambia dei semplici strumenti di lavoro per giganti malvagi e li attacca con slancio eroico, finendo inevitabilmente sconfitto. Sancho Panza, che vede la realtà per ciò che è, tenta inutilmente di dissuaderlo.

In politica, i mulini a vento sono ovunque. Sono i nemici costruiti ad arte per semplificare problemi complessi: entità vaghe, astratte, spesso caricaturali, contro cui è facile scagliarsi senza dover affrontare le cause reali delle difficoltà sociali. Il "nemico esterno", la "minaccia invisibile", il "complotto onnipresente" funzionano esattamente come i giganti di Don Chisciotte, infatti, mobilitano consenso, alimentano emozioni, ma distolgono l'attenzione dalle vere strutture di potere.

Combattere i mulini a vento consente di apparire coraggiosi senza essere efficaci. È una strategia narrativa prima ancora che politica, creare eroi, rafforzare identità, semplificare il mondo. Ma, come nel romanzo di Cervantes, l'esito è spesso una caduta rovinosa, pagata non solo da chi brandisce la lancia, ma dall'intera comunità.

Idealismo, populismo e realtà

Don Chisciotte agisce in nome dei più alti ideali come giustizia, onore, difesa dei deboli. Nulla di tutto ciò è in sé negativo. Il problema nasce quando gli ideali vengono separati dalla realtà concreta. In questo senso, il romanzo offre una chiave di lettura sorprendentemente attuale per comprendere molte dinamiche del populismo contemporaneo e dalla dilagante demagogia.

La politica odierna è spesso attraversata da un linguaggio iper-morale, in cui ogni battaglia viene presentata come uno scontro tra bene assoluto e male assoluto. Anche Don Chisciotte vede il mondo in questi termini: cavalieri contro giganti, innocenti contro malvagi. Ma la realtà che lo circonda è fatta di contadini, osti, mercanti, funzionari: persone reali, con problemi reali, che poco hanno a che fare con l'epica cavalleresca.

Quando la politica adotta lo sguardo di Don Chisciotte, rischia di ignorare le conseguenze concrete delle proprie azioni. Le riforme diventano crociate, le opposizioni tradimenti, il compromesso una resa. Cervantes sembra avvertirci che l'idealismo privo di pragmatismo non solo è inefficace, ma può diventare dannoso.

Sancho Panza e il buon senso dimenticato

Accanto a Don Chisciotte c'è Sancho Panza, figura spesso sottovalutata ma politicamente decisiva. Sancho rappresenta il buon senso, l'esperienza quotidiana, la capacità di adattarsi. Non è privo di ambizioni né immune da illusioni, ma mantiene un rapporto più saldo con la realtà.

In termini politici, Sancho è la voce delle conseguenze, dei limiti, della complessità. È ciò che spesso manca nei processi decisionali dominati dalla retorica e dall'urgenza di apparire coerenti con una narrazione ideologica. Senza un Sancho Panza, la politica rischia di trasformarsi in una lunga cavalcata contro mulini a vento, con costi sociali sempre più alti e conseguenze sempre più nefaste.


Cervantes non propone una scelta netta tra Don Chisciotte e Sancho Panza. Il romanzo funziona proprio nel loro dialogo continuo. Allo stesso modo, una politica matura dovrebbe tenere insieme visione e realtà, ideali e dati, aspirazioni e limiti.

 Un anniversario che parla al presente

Ricordare il 16 gennaio e la prima edizione del Don Chisciotte non è un esercizio nostalgico. È un'occasione per riflettere sul modo in cui costruiamo i nostri discorsi pubblici e le nostre battaglie politiche. Cervantes ci mostra che il vero pericolo non è avere ideali, ma confonderli con la realtà, imponendoli a un mondo che non li riconosce.

I mulini a vento continueranno a girare, soprattutto finché sarà più facile inventare nemici che affrontare problemi strutturali. Ma il Don Chisciotte ci invita a riconoscerli per ciò che sono, prima di abbassare la lancia e finire a terra.

In questo senso, il romanzo non è solo una satira del passato, ma rappresenta un manuale critico per il presente, una lezione su come la politica, quando perde il contatto con la realtà, rischi di trasformarsi in una nobile, ma sterile, illusione.

- Luca Cianci


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