Credo che nemmeno a voi piaccia leggere sempre le stesse cose, quindi non tornerò su un argomento arcinoto: l'inadeguatezza dell'arbitro Fabbri. Eppure, è impossibile non partire da Atalanta-Roma, una partita che resterà negli archivi non per il calcio espresso ma per un campionario arbitrale che ha sfiorato il surreale. Il gol decisivo di Scalvini...
18ª giornata – Tra regole calpestate e certezze che si consolidano
Credo che nemmeno a voi piaccia leggere sempre le stesse cose, quindi non tornerò su un argomento arcinoto: l'inadeguatezza dell'arbitro Fabbri. Eppure, è impossibile non partire da Atalanta-Roma, una partita che resterà negli archivi non per il calcio espresso ma per un campionario arbitrale che ha sfiorato il surreale. Il gol decisivo di Scalvini segnato col braccio, sfuggito a Fabbri e alla coppia Maresca-Di Paolo al VAR, scoperto solo due ore dopo e per di più preceduto da un fallo su Svilar altrettanto ignorato: un gol irregolare al quadrato. Ma non è finita lì.
Il picco si è raggiunto con il gol annullato a Scamacca, giustificato appellandosi alla regola 11 sul fuorigioco, quella che stabilisce che l'infrazione si concretizza solo quando il calciatore in posizione irregolare prende parte attiva al gioco. Scamacca interferiva con Hermoso standogli a quattro metri? E soprattutto: quella di Hermoso non era una giocata deliberata? Il regolamento dice chiaramente che una giocata deliberata esiste anche se il tentativo è impreciso o non riuscito. Dunque, un calciatore in fuorigioco che riceve il pallone da un avversario che ha giocato deliberatamente il pallone non trae vantaggio. Qui però si gioca a interpretare il regolamento come un codice contraddittorio, da avvocaticchi di paese. Annullare quel gol è uno sfregio al buonsenso, la famosa regola 18 tanto evocata quanto sistematicamente calpestata da una classe arbitrale che sembra preoccuparsi più di salvare sé stessa che il gioco.
L'Inter travolge il Bologna e lancia il guanto
Alle spalle di questo caos, però, il campionato corre. E corre fortissimo l'Inter, che travolge il Bologna con la sua personalissima ZTL: Zielinski-Thuram-Lautaro. I rossoblù pagano una condizione fisica e mentale precaria, una rosa stanca e piena di acciacchi, e quando manca la benzina emerge un tasso tecnico non eccezionale. L'Inter invece risponde per la seconda giornata consecutiva al doppio sorpasso di Milan e Napoli vincendo uno scontro che magari non è diretto in classifica, ma lo è eccome sul piano morale, contro una squadra che negli ultimi anni le aveva tolto coppe e punti pesanti.
Zielinski apre la scatola con una fiondata di sinistro, Lautaro raddoppia di testa per il suo decimo centro in campionato, Thuram chiude di spalla su corner di Dimarco. In mezzo, un Ravaglia bombardato e tenuto in piedi dalle parate, due occasioni clamorose sprecate da Lautaro e una sensazione netta di dominio. Un'Inter rotonda, che si candida con forza a quello che oggi, con buona pace del Milan, è il vero scontro scudetto: Inter-Napoli. Attenzione però a non pensarci troppo in anticipo: mercoledì c'è Parma, squadra che vive di fase difensiva e che potrebbe essere una trappola.

Il Milan azzanna quando conta. Napoli senza alcuna fatica
Dietro non mollano, anzi. Milan e Napoli sembrano vicinissimi alla loro miglior versione, ciascuno secondo il proprio DNA. A Cagliari il Milan è stato il solito Milan contemplativo per 45 minuti, senza tirare in porta. Ingenuità del Cagliari, soddisfatto del primo tempo, senza sospettare il cambio di marcia rossonero nella ripresa. Ancora una volta gol al primo tiro in porta: undici volte in diciassette partite. Fortuna? No: è classe, è istinto, è capacità di azzannare il momento giusto, spesso indicato dai due leader tecnici e mentali, Modrić e Rabiot, migliori in campo anche all'Unipol Domus.
Il segnale forse più incoraggiante è che Maignan è stato quasi senza voto: il Cagliari dopo il gol di Leão non ha più creato nulla. Non solo difesa a oltranza, ma dominio tecnico e tattico nel palleggio.
Il Napoli invece continua a chiudere le partite con mezz'ora d'anticipo. Quarto 2-0 consecutivo contro avversari di livello, stavolta la Lazio di Sarri, mai battuto prima da Conte. Due cross di Politano preparati alla perfezione, Spinazzola e Rrahmani a colpire, controllo totale delle fasce e dei piazzati. Forza mentale pura, vincere a Roma senza nemmeno scomodare i primi violini offensivi, tutti appena sopra la sufficienza perché non serve di più. L'unica nota stonata è l'infortunio di David Neres, che rischia seriamente di saltare Inter-Napoli.

Roma, sempre la stessa prestazione: sotto ed è finita
E poi c'è la Roma. Al netto degli obbrobri arbitrali, Atalanta-Roma è stata l'ennesima fotocopia della stagione giallorossa. Appena va sotto, la partita finisce. È successo contro Inter, Milan, Napoli, Juventus, Lille, Torino, persino Viktoria Plzeň. Spesso nel primo tempo, a volte nel primo quarto d'ora. Vecchio vizio di Gasperini, che tra mille pregi non è mai stato un fulmine nell'approccio alle grandi partite. La Roma va sott'acqua e non riemerge più.
Il dato è impietoso: peggior attacco nell'era dei tre punti, 20 gol in 18 partite. Non succedeva dal 1993-94. E qui Gasperini c'entra poco: probabilmente non sopporta nessuna delle punte a disposizione. Dovbyk e Ferguson bocciati, Baldanzi, Pellegrini ed El Shaarawy irrilevanti, Bailey inesistente. Restano Dybala e la fantasia intermittente di Soulé, che però nei big match è sempre il primo a uscire, timido e condizionato da un compagno di reparto ingombrante.
E Dybala? Nelle ultime sei presenze cinque sconfitte, zero gol, zero assist, un rigore sbagliato. Il simbolo del suo tramonto è l'azione davanti a Carnesecchi: tergiversa, scarica la responsabilità su Ferguson, che sbaglia due volte. A fine stagione quasi certamente saluterà Roma e la Serie A, troppo pesanti i sei milioni netti. Intanto Massara cerca rinforzi, ma Zirkzee e Raspadori sembrano passi più lunghi della gamba. Il quarto posto non è più solitario: la Juve è lì, e attenzione anche al Como, che per qualità di gioco e calendario potrebbe essere la vera mina vagante.

- Nicolò Mencarini
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